Questa sezione dedicata a voi. Qui metter le vostre fanfiction, i vostri disegni, wallpaper e i vostri video. Mandatene tanti!!
Vi aspetto!!
UN ATTESO RITORNO
di Barbara Bruno
(prima parte)
INTRODUZIONE:
La Storia che vi sto raccontando parte dall�ultima scena della sesta serie, per essere un seguito di quest�ultima. In effetti, questa � la mia settima serie personale. Ovvero come potrebbe essere la vita di Gabrielle dopo la morte della principessa guerriera. In questo racconto ci sono delle scene d�amore, baci, abbracci e a volte qualcosa di pi�. Chiunque non sia disposto a leggerli vada avanti, o legga qualcos�altro.
CAPITOLO 1
La
nave continuava il suo viaggio e mentre lo spirito di Xena era svanito,
Olimpia fissava il tramonto e il mare che le sembrava cos�
immenso.
E dopo il tramonto arriv� la sera seguita dalla buia notte.
Olimpia scese sotto coperta per cercare di riposare. Ma non ci riusc�.
Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva il corpo di Xena ancora
infilzato di frecce. Quella visione le fece emettere un urlo disperato.
�Non so se riuscir� mai a dimenticare quello che ho provato
quel giorno. Xena ho bisogno di te!� Una lacrima le rig�
il suo dolce volto. Poi cerco di riaddormentarsi. Stavolta sogn�
dei momenti pi� felici, come i bagni che soleva fare insieme
alla sua amica . Mentre Olimpia sognava, lo spirito di Xena apparve
leggero nella stanza. Guard� dolcemente Olimpia, e a vederla
cos� indifesa e sognante come una bambina, prov� una
forte tenerezza. Lentamente si avvicin� al suo giaciglio, piano
come se temesse di svegliarla. Si chin� su di lei accarezzandole
i biondi capelli. Le baci� la fronte e poi pose un leggero
bacio sulle sue labbra.
� Sono qui Olimpia,veglio sui tuoi sogni e non lascer�
che anche quelli ti tormentino. Voglio che ti ricordi di me com'ero
in vita e voglio che tu sia forte e che vada avanti, anche se non
mi vedrai io sono al tuo fianco, ma soprattutto nel tuo cuore. Ti
amo e cos� sar� per l'eternit�.� disse
quasi in un sussurro. Olimpia continuava a dormire. Poi un raggio
di sole le illumin� il volto. Lentamente apr� gli occhi.
Si stiracchi�, fece uno sbadiglio e strizz� gli occhi.
Ad un certo punto fiss� nel vuoto come per riflettere.
�Ti ho sentita accanto a me Xena, sei stata qui questa notte
vegliando sui miei sogni. Ti ringrazio amica mia�. disse, sorridendo
al nuovo giorno.
�Bene! E' l'ora di alzarsi.�Si mise in piedi e and�
verso una bacinella in cui vi era dell'acqua. Si lav� il viso
e poi usc� fuori sul ponte della nave, respirando l'aria salmastra
del mare. Spalanc� le braccia lasciando che il vento le sfiorasse
il viso e le accarezzasse i capelli: si accorse che non soffriva pi�
il mal di mare, anzi adesso le dava una sensazione di libert�.
La vedetta grid� �Terraaa!!�, non appena avvist�
il porto.
�Eccoci qui Xena, nella terra dei faraoni� disse Olimpia
tra se e se mentre la nave si avvicinava sempre pi� alla riva.
�Olimpia�! Lo spirito di Xena era di nuovo accanto a lei.
Olimpia si volt� e la vide al suo fianco. �Xena�
rispose la giovane. �Ho bisogno che tu faccia una cosa in Egitto!�
riprese Xena. �Cosa?� chiese Olimpia. �Evi si trova
li in questo momento, sta portando il suo messaggio di pace in quella
terra.�disse la guerriera.
�Tu vuoi che io le dica...� � Si Olimpia, vorrei
che tu le dicessi cos'� successo, ha il diritto di sapere.�
�Ma Xena, come posso io dirle che tu sei... morta!� �Preferisco
sia tu a dirglielo, Olimpia, tu sei come una seconda madre per lei
e Evi ti vuole bene. So che tu l'ami come l'amo io�.
Il volto di Olimpia cominci� a riempirsi di lacrime. �
Xena... io... non so cosa dire, ti giuro che dar� a Evi tutto
l'amore che le posso dare, anche il tuo!�
Xena si avvicin� ad Olimpia, con lo sguardo pieno di speranza.
�So che tu puoi farlo Olimpia, tu puoi dare tanto amore e tanta
gioia agli altri, cos� come li hai dati a me, � per
questo che ti amo!�
Poi la strinse a se abbracciandola e Olimpia la ricambi�.
In quel momento la nave attracc� al porto.
Xena era di nuovo sparita, e Olimpia sent� un vuoto nel suo
cuore, e un peso insopportabile da dover affrontare:dire a Evi che
sua madre era morta. Come avrebbe reagito la ragazza a quella notizia?Certo
non bene e lei lo sapeva.
Gi� il suo cuore non aveva accettato la morte di Xena, figuriamoci
Evi che aveva con la principessa guerriera un legame di sangue.
L'ancora ormai era stata gettata e la nave era ferma.
Olimpia prese l'urna con le ceneri, e la mise in un posto sicuro nella
sua bisaccia e dopo aver dato un ultimo sguardo al mare (con il pensiero
vol� ad Higuchi dove si erano svolti gli ultimi istanti della
sua vita insieme a Xena), finalmente si decise a scendere. Con il
cuore in gola cominci� a camminare per il porto. C'era gente
nuova, sconosciuta, che lei vedeva per la prima volta. Alcuni marinai
si voltarono a guardarla come se lei arrivasse da un altro pianeta.
�Xena, vorrei che tu fossi al mio fianco adesso. Mi sento cos�
sola senza di te!� pens� Olimpia, continuando a camminare.
Ad un certo punto quattro brutti ceffi le si avvicinarono, e non avevano
buone intenzioni.
�Ehi dolcezza, ti va di fare un giro con noi?� disse uno
di loro.
Olimpia li ignor� e continu� per la sua strada.
�Ehi tu bella bionda, stiamo parlando con te� disse un
secondo uomo mettendosi davanti a lei.
�Lasciatemi in pace!�disse Olimpia.
�Perch�? Sei cos� carina, lasciati toccare!�non
appena quello con la mano cerc� di sfiorarla lei gliel'afferr�
tirandolo e spingendolo a terra.
�Ehi ci sai fare bambola, vediamo come te la cavi!� detto
questo sfoder� un pugnale.
Olimpia si abbass� afferrando i sai dai suoi stivali e mettendosi
in guardia.
Il tizio si avvicin� cercando di colpirla, ma lei lo evit�
tirandogli un calcio in pieno volto.
Gli altri tre scattarono verso di lei, tutti armati di pugnale. Olimpia
ne colp� uno con l�elsa del sai, un altro con un calcio
rotatorio e l�ultimo affondano la lama nelle sua gamba.
Poi si avvicin� ad uno di loro e per la prima volta us�
il Pinch in modo perfetto.
�Hai 30 secondi prima che il sangue non fluisca pi� al
tuo cervello. Cerco il palazzo del faraone. Dimmi dov��
e sarai libero.�
Il tizio che riusciva a malapena a respirare le rispose �Devi
attraversare il deserto e arrivare�. Alla valle dei re. E..un
giorno di viaggio!�
Olimpia tolse il pinch da quel tipo � Grazie!� Lei stessa
si era meravigliata di esserci riuscita.
Si sentiva come se lei e Xena fossero diventate una persona sola:
Xena era in lei!
S�incammin� verso il deserto, pensando a quando in precedenza
lei e Xena lo avevano attraversato in un altro luogo, quando i romani
attaccarono i nomadi. Ripens� a come lei e Xena li sconfissero.
Il deserto era immenso e interminabile e l�aria era troppo calda
da sopportare. Il sole bruciava sulla sua pelle. Si ricord�
di avere un mantello nella sua bisaccia e lo usc� fuori per
proteggersi dal sole.
Continu� a camminare sulla sabbia rovente fino a che la sua
vista non cominci� ad annebbiarsi e, esausta cadde per terra
svenuta.
CAPITOLO
2
Olimpia
si risvegli�, e non era pi� nel deserto, ma in un luogo
fresco e accogliente: dava tutta l�impressione di essere un�oasi.
Sent� il suo viso bagnato e si accorse anche che qualcuno era
li accanto a lei.
� Evi!� esclam� Olimpia meravigliata di vederla
proprio li.
�Olimpia, come stai adesso?�chiese la ragazza preoccupata.
�Meglio , ma dove mi trovo?�chiese sempre pi� stupita
e disorientata.
�Sei in un�oasi non lontana dalla valle dei Re. Ti ha
trovata un ragazzo e ti ha portata qui. Quest�oasi �
una specie di ricovero per le persone bisognose di aiuto.�spieg�
Evi.
� Capisco�. Fece il bardo.
�Olimpia, nel sonno a causa della febbre ti ho sentita delirare:
parlavi di mia madre, era come se avessi paura di non poterla pi�
rivedere. Dov�� adesso? Come mai non � con te?
Te la senti di parlarne?�
Olimpia guard� Evi negli occhi, e per un attimo sent�
il suo cuore come trafitto da una lama. Era venuto il momento di dire
a Evi come stavano le cose, e sebbene non se la sentiva di darle la
triste notizia, si fece forza.
� Evi, ti racconter� tutto, dall�inizio alla fine,
promettimi che mi ascolterai!� disse Olimpia con gli occhi lucidi.
�D�accordo Olimpia, ti ascolto.�
� Tutto � iniziato quando un monaco proveniente dal lontano
Sol Levante ha portato un messaggio a Xena. Il messaggio era una richiesta
di aiuto da parte di una sua vecchia amica. Io e lei ci siamo recate
ad Higuchi�� Olimpia continu� il suo racconto,
mentre Evi l�ascoltava attentamente.
Olimpia arriv� al punto in cui ritrov� lo spirito di
Xena, rendendosi conto che era morta. Qui si ferm� perch�
vide le lacrime rigare il volto di Evi.
� Mia madre�. Mi stai dicendo che mia madre � morta,
no, non posso crederci, � assurdo, non pu� essere..�disse
la ragazza piangendo.
Olimpia le prese la mano, e la strinse nella sua. �Lo so che
� difficile da credere Evi, neanche io volevo crederci, ma
� successo. Permettimi di raccontarti il seguito.�
� Va bene, va avanti Olimpia..�disse Evi asciugandosi
le lacrime che continuavano a scendere gi� nonostante cercasse
di trattenerle.
Olimpia continu� il suo racconto, parlandole del ritrovamento
del suo corpo, della cremazione, della battaglia finale tra Xena e
Yodoshi, e del saluto finale. Olimpia mostr� a Evi anche le
ceneri di sua madre. La ragazza prese l�urna, l�avvicin�
al petto stringendola con tenerezza.�Madre!�sussurr�.
Olimpia aveva le lacrime agli occhi. Sapeva quanto per Evi fosse dura
accettare tutto questo e per confortarla l�abbracci�.
La ragazza si abbandon� al pianto.
�Piangi Evi, sfogati! Ti far� bene!� dicendo questo
le accarezzava i capelli.
� Madre! � ripet� Evi. Si stacc� da Olimpia.
�Olimpia scusami, vorrei rimanere un po� sola� disse
alzandosi. �Vado fuori, ma tu stai li, hai ancora bisogno di
riposare. Torner�!�
�Evi, sei sicura di star bene?� Chiese Olimpia preoccupata.
�Si, sto bene, ho solo bisogno di pregare� , detto questo,
usc� fuori dalla tenda. Olimpia la guard� pensierosa,
era seriamente in pena per lei. � Evi!� sussurr�.
Evi si allontan� andando verso il deserto. Li dove nessuno
poteva ne vederla n� sentirla si abbandon� cadendo sulle
ginocchia, piangendo come mai aveva fatto prima. �Madre!�
grid�.�Perch�? Perch�?�
Poi alz� gli occhi verso il cielo: �Belur!E� questa
una prova forse che mi stai inviando?.Mia madre � morta, mentre
io ero lontana da lei . Non ho potuto vederla un�ultima volta,
avrei voluto dirle quanto le sono grata per avermi dato la vita, per
avermi salvata e per tutto l�amore che mi ha sempre dato. Ho
seguito la strada che tu mi hai indicato! Ma � veramente questa
la mia strada! Perch� l�hai presa con te proprio adesso,
perch� ho dovuto perderla a questo prezzo? Belur, il tuo amore
� infinito, ma � davvero necessario che una persona
soffra per amore?� la ragazza abbass� la testa.
Poi lanci� un urlo disperato: �Belur!! Devo forse tornare
a combattere! Vuoi che impugni nuovamente la spada?! Cosa devo fare?
Mandami un segno, ti scongiuro.�Poi torn� di nuovo il
silenzio. Una voce familiare le parl� �Evi, figlia mia.
Sii forte e non perdere la speranza. Continua a seguire la strada
dell�amore e della pace. Olimpia � con te e ti sar�
sempre vicina. Non ti arrendere e non lasciare che il male ti vinca
di nuovo. Ho fiducia in te. Ti voglio bene e vivr� per sempre
nel tuo cuore.�
� Madre! Ti voglio bene anch�io. Grazie di tutto!�
Si alz� e torn� da Olimpia.
CAPITOLO
3
Olimpia, che aveva riposato per un po� stanca di stare li senza
far nulla, decise di fare un giro per l�oasi. Fu meravigliata
nel vedere uomini, donne e bambini che si aiutavano a vicenda nei
vari lavori. E fu presa da un senso di pace e di serenit� che
proveniva da questo spirito di collaborazione collettivo.
�Tutto merito di Evi� pens�. Mentre camminava ad
un certo punto un giovane di bel aspetto, che stava lavorando con
gli altri la vide ;lasci� quello che stava facendo e corse
da lei.
�Ciao, vedo che stai bene adesso!� disse il ragazzo.
�Ciao, e tu chi sei?� chiese Olimpia sorpresa.
�Piacere, il mio nome � Aaron, sono io che ti ho trovata
nel deserto e ti ha portata qui. Mi fa piacere vedere che stai meglio�
�Grazie del tuo aiuto Aaron. Il mio nome � Olimpia, piacere
di conoscerti!�fece la poetessa.
� Non devi ringraziarmi, se c�� qualcuno che ha
bisogno di aiuto, mi piace dare una mano, � quello che ci ha
insegnato la nostra guida ,Evi. Lei � una maestra per tutti
noi, e ci ha insegnato che l�amore � la cosa pi�
importante.�
�Capisco. Questo � molto bello�rispose Olimpia
con un sorriso.
�Hai sete?� fece Aaron un po� imbarazzato.
�Si, Un po��
�Vado a prenderti dell�acqua, aspetta qui.�
�Si, grazie.�fece Olimpia.
Aaron si precipit� a prendere una ciotola d�acqua e torn�
da lei come un razzo.
�Ecco, bevi piano per�fece poi.
Olimpia lo ringrazi�, prese la ciotola nelle sue mani, e bevve
l�acqua.
�E� molto buona.� Disse.
Aaron la guard�, poi chiese �Da dove vieni?�
� Vengo da Potidea, si trova in Grecia�
�Da cos� lontano?�
�Si, ho viaggiato molto ultimamente�disse Olimpia,ma il
suo viso divenne pi� triste.
Aaron se ne accorse subito. �Olimpia , cosa c��
che non va?�
�Niente, � che mi sono successe troppe cose ultimamente
di cui non mi va di parlarne al momento�rispose il bardo.
�Mi dispiace, non volevo rattristarti�
�No, non � colpa tua, scusa me piuttosto.� Disse
Olimpia.
�Ho un�idea, Olimpia. Ti porto in giro per l�oasi,ti
far� da guida. Un po� di distrazione ti far� bene.�
�Come vuoi?� disse la ragazza con un sorriso.
�Vieni� Aaron la prese per mano, guidandola per l�oasi
e facendole conoscere tanta gente nuova.
Tutti si mostrarono estremamente gentili con lei, ed erano felici
di avere una persona in pi� con loro.
Mentre camminavano, Olimpia si sent� chiamare.
�Evi�! esclam� la ragazza vedendola arrivare. Evi
aveva gli occhi ancora arrossati per via del pianto, e il viso accaldato.
�Olimpia, ti stavo cercando, meno male che sei qui.� Disse
�Evi, stai bene? Dove sei stata?� Chiese l�amazzone
preoccupata.
�Non importa dove sono stata, quello che importa ora �
che voglio venire con te Olimpia, dovunque tu intenda andare.�
� Evi, io ho intenzione di trovare un modo per riportare in
vita tua madre, ci ho pensato su mentre riposavo nella tenda. E voglio
cercare delle risposte nella valle dei Re.� Rispose Olimpia.
�Allora permettimi di venire con te, perch� se c��
un modo per riportare in vita mia madre, voglio conoscerlo anch�io.�
Fece Evi decisa.
� E questo posto, allora?� chiese Olimpia.
�Non c�� pi� bisogno di me qui, dar�
le ultime disposizioni e poi quando sarai pronta partiremo.�
�Va bene Evi. Sono contenta che tu abbia deciso di venire con
me, questo mi far� sentire meno sola.�
�Grazie!� rispose la ragazza.
Aaron le guard� sorpreso. Not� che tra loro c�era
una grande confidenza.
�Sembra che vi conosciate molto bene, voi due� Disse ad
Olimpia, quando Evi and� a dare le ultime disposizioni ad un
anziano del luogo.
�Lei � la figlia della mia migliore amica, l�ho
vista nascere e in un certo senso � come se fosse anche mia
figlia�.
�Come si chiamava la tua migliore amica?� chiese lui curioso
�Xena, Principessa Guerriera.� Rispose lei pensierosa.
� Come mai non � qui con te adesso?�
Olimpia ebbe come un brivido interiore, poi rispose: �Purtroppo
� morta, lasciando nel mio cuore un vuoto incolmabile.�
Il viso di Olimpia venne rigato da una lacrima.
�Che stupido che sono! Ecco, ti ho fatto di nuovo rattristare.
Perdonami!�disse lui.
�Non fa niente, non preoccuparti� Dette queste parole
Olimpia and� nella sua tenda a riposare.
Il mattino dopo sia lei che Evi erano decise a partire. Presero tutte
le loro cose e si avviarono.
Aaron corse da loro.
�Olimpia, Evi, voglio venire con voi.� Disse.
�No Aaron, resta qui, hanno bisogno del tuo aiuto.� Rispose
Evi.
� Va bene� Olimpia! Abbi cura di te. Spero di rivederti
presto!�
�Anch�io spero di rivederti. Ciao Aaron.�!
Olimpia e Evi partirono, mentre Aaron le guardava allontanarsi. Nel
cuore del ragazzo stava nascendo un sentimento nuovo per lui, stava
cominciando a sentire qualcosa per Olimpia, ma neanche lui sapeva
esattamente cosa.
CAPITOLO 4
Aaron
stava ancora guardando Olimpia e Evi allontanarsi, quando si sent�
chiamare.Si gir� ma nessuno lo stava chiamando.
�Aaron!� fece ancora la voce.
�Oh no! Comincio ad avere le allucinazione adesso?� si
disse preoccupato
�No, non hai le allucinazioni� disse la voce.
�Chi sei ? Fatti vedere!�disse Aaron sempre pi�
confuso.
�Non posso, ma devi fidarti di me!�
�Come faccio a fidarmi di ci� che non vedo!�Aaron
era sempre pi� impaurito.
�Non hai nulla da temere Aaron, ho solo bisogno del tuo aiuto!�disse
ancora quella voce.
�Chi sei? Dimmi almeno il tuo nome�!
�Il mio nome � Xena, e sono uno spirito.� Il ragazzo
sbianc� in volto.
�Come uno �. Spirito!!!�
�Si, sono morta!� fece la voce di Xena.
Aaron stava per svenire. Xena parl� ancora.
�Aaron, io sono la madre di Evi e grande amica di Olimpia. Loro
sono la mia famiglia e sono tutto per me. Ma adesso si trovano in
grave pericolo. Hanno deciso di riportarmi in vita, ma non sanno a
cosa stanno andando incontro!�spieg� Xena.
�Adesso capisco!�fece Aaron pensieroso.
�Adesso capisco perch� avevano tanta fretta di partire.�
Continu�.
� Ma perch� sei venuta da me?� chiese incuriosito
�Perch� vorrei che tu le seguissi per proteggerle?�
�Si , ma perch� io?�
�Perch� per un attimo sono stata dentro di te, e ho potuto
vedere nel tuo cuore. Tu sei un bravo ragazzo, puro e generoso. E
so che dentro di te senti che proteggerle � la cosa giusta.�disse
Xena
�Tu sei stata dentro di me? Ma come, io non me n�ero accorto.�
�Lo so, essendo uno spirito posso entrare nel corpo di chiunque,
anche nel tuo.!�
�Wow! Ma cosa posso fare io per proteggerle, non so neanche
impugnare una spada!�
�Sar� io a guidarti, se mi permetterai ancora di entrare
in te. Io e te insieme possiamo proteggerle!�rispose lo spirito.
� Va bene, Xena , ti aiuter�! Lascia solo che prenda
le mie cose, poi partir� subito, cio� volevo dire, partiremo
subito.�
�Ti ringrazio Aaron.�fece Xena.
Aaron corse nella sua tenda e un attimo dopo era gi� pronto
per partire.
Olimpia e Evi intanto stavano attraversando il deserto.
�Evi, stai bene?� chiese Olimpia vedendola pensierosa.
�No Olimpia. Vorrei tanto che mia madre fosse ancora viva.�
Rispose la ragazza.
Olimpia si ferm� e si gir� verso Evi.
�Anch�io vorrei che Xena fosse qui con noi. Dobbiamo cercare
di farci forza Evi e andare avanti. E cos� che lei vorrebbe.�
Rispose Olimpia, anche se dentro di lei sentiva la forza mancare,
e provava un immenso dolore al pensiero che Xena non era con loro
. Per il bene di Evi per�, aveva deciso di farsi coraggio e
dare quella forza alla giovane per continuare ad andare avanti.
�Olimpia grazie. Lo so che anche tu stai soffrendo, ma nonostante
tutto incoraggi me a reagire, sei molto forte.
Capisco perch� mia madre ti voleva bene. Le hai dato tanta
gioia e le hai cambiato la vita.� Disse la ragazza.
Olimpia deglut� con forza, e trattenne le lacrime. Poi diede
una pacca sulla spalla ad Evi e disse:
�Andiamo Evi, continuiamo a camminare.� Olimpia and�
poi avanti e senza che Evi la potesse vedere pianse. Le lacrime continuavano
a scendere gi� dalle gote senza fermarsi. La sua mente torn�
a quando ferita da una freccia avvelenata lanciata da un soldato dell�armata
persiana, lei era quasi sul punto di morire.
Le parole di Xena risuonavano ancora nella sua mente: � Se questo
� il nostro destino, Olimpia, lo affronteremo insieme. Neanche
la morte potr� mai dividerci�
�Forse ti sbagliavi, Xena. La morte ti ha portata via da me
adesso e io ho bisogno di te pi� che mai.� Disse fra
se e se la poetessa.
Intanto il giorno stava per finire e l�ombra della notte cominciava
a distendere il suo buio manto.
La temperatura era diventata pi� fredda, mentre le due donne
continuavano a camminare.
Ad un tratto si fermarono e Olimpia disse:
�E� meglio fermarci qui per stanotte Evi. Ma dovremmo
accendere un fuoco.�
�Va bene Olimpia�disse Evi.
Per fortuna Olimpia, piena di risorse nella sua bisaccia aveva tutto
l�occorrente per accendere il fuoco.
Dopo averlo acceso, prepararono i loro giacigli e andarono a dormire.
In un�altra parte del deserto Aaron aveva trovato un posto sicuro
per la notte. Lo spirito di Xena era con lui.
�Xena, devi essere molto affezionata ad Olimpia, vero?�chiese
curioso.
�Non � semplice affetto ci� che provo per lei�
� disse Xena.
�Ah, no? Cos�� allora?� domand� Aaron.
�Io l�amo. L�amo con tutta me stessa e vorrei vederla
felice!� rispose dolcemente la guerriera.
Aaron rimase senza parole. Poi si riprese e chiese
�E lei?�
� Suppongo che anche per lei sia cos�. Anzi ne sono sicura.
Noi due siamo anime gemelle e il destino ha voluto che c�incontrassimo.
Abbiamo vissuto mille avventure insieme e avevamo giurato che non
ci saremmo mai lasciate.� Rispose Xena.
�E poi cos�� successo? Perch� tu�
Beh perch� sei morta?� chiese Aaron.
�Perch� ho fatto una scelta. Ho scelto di sacrificare
la mia vita per la salvezza di 40. 000 anime, di persone che sono
morte a causa mia.�
Xena continu� la sua storia, scendendo nei pi� minimi
particolari, mentre Aaron l�ascoltava con profondo interesse.
La notte la pass� cos�, ascoltando Xena mentre le parlava
di come Olimpia l�aveva cambiata e di quante avventure avevano
vissuto insieme da quando si erano conosciute.
Il ragazzo non era affatto stanco ed era sempre pi� affascinato
e stupito dalla grande amicizia, anzi dall�amore che le legava.
�Olimpia � stata un arcobaleno di gioia nella mia vita
e se non fosse stato per lei io a quest�ora starei bruciando
nelle fiamme degli Inferi da non so quanto tempo. Lei mi ha salvata.�
Fin� Xena, quando ormai le luci dell�alba cominciavano
a fare capolino.
�E� stupendo Xena, da ci� che mi hai raccontato
ho capito che Olimpia � una persona veramente speciale. Adesso
pi� che mai desidero aiutare te e lei. Ma tu sai che genere
di pericolo l�aspetta.?�
Chiese Aaron.
�C�� una forza misteriosa di cui ho percepito la
presenza non appena Olimpia � stata portata nell�Oasi.
Qualcosa ci sta osservando e non credo che si tratti di un comune
essere umano. Credo sia uno spirito che sta tra questo mondo e il
mondo dei morti. E da ci� che percepisco si tratta di uno spirito
malvagio.�disse Xena, che adesso mostrava il suo aspetto ad
Aaron.
�Hai capito di chi si tratta?� chiese preoccupato.
�Forse. Se � chi penso io Evi e Olimpia sono in grave
pericolo.� Rispose Xena.
Il sole stava ormai sorgendo e nonostante Amon non avesse dormito
per niente era sempre fresco come una rosa.
�D�accordo. Allora dobbiamo muoverci.� Disse il
ragazzo prendendo la sua roba.
Xena rimase stupita dalla sua tempra forte. Eh si ! Aveva fatto la
scelta giusta.
Intanto anche Evi e Olimpia si erano alzate di buon mattino ed erano
a met� strada ormai.
�Olimpia!�la chiam� Evi.
� Cosa c�e? fece il bardo.
�Stanotte ti ho sentita piangere nel sonno, cosa c��?�
�Niente Evi, non preoccuparti per me.�
�Olimpia, io mi preoccupo invece. Tu mostri il tuo lato pi�
forte, mentre invece stai soffrendo,ma non ne vuoi parlare. Forse
perch� non vuoi far star male me ?�continu� Evi.
�Io..�
� Olimpia, perch� non ti sfoghi una volta per tutte.
Tenerti tutto di dentro ti fa ancora pi� male.�
�Evi, hai �ragione!� La voce di Olimpia tremava.
�Io sto male! Sento il vuoto totale dentro di me. Mi manca quella
parte di me che amavo con tutta me stessa! Mi manca Xena! Lei era
tutta la mia vita, Evi. Mi dava forza� era lei il mio sostegno,
e adesso io non ce la faccio!�
Le lacrime continuavano a venir gi� ininterrottamente. A quel
punto Evi le si avvicin� abbracciandola.
�Olimpia, perdonami. Sono stata un�egoista e non ho pensato
a quanto tu stessi soffrendo per la morte di mia madre. Perdonami!�
�Non c�� niente di cui ti debba perdonare. Non
sei un�egoista Evi. Io so quanto tu soffra per la morte di tua
madre ed � per questo che non volevo fartelo pesare. Volevo
essere forte e cercare di starti vicina trasmettendoti serenit�,
ma a quanto pare non ci sono riuscita. Mi dispiace molto per questo.�
Disse il bardo con gli occhi ancora lucidi. Ad un certo punto alz�
la mano ed accarezz � il volto di Evi
�Sai Evi, i tuoi occhi sono come quelli di tua madre. Quando
li guardo, rivedo i suoi e questo mi da la forza di andare avanti
nonostante tutto.� Disse dolcemente, abbassando poi la mano.
Evi sent� una profonda tenerezza a sentire quelle parole. In
cuor suo si era ripromessa di stare accanto ad Olimpia per darle coraggio.
Il bardo fece un sospiro e alz� le spalle. �Andiamo adesso,
o non ci muoviamo pi�.� Disse, sforzandosi di sorridere.
Le due donne proseguirono il loro cammino.
CAPITOLO 5
Olimpia
e Evi proseguivano il loro cammino verso la Valle dei Re. Il calore
del deserto cominciava a farsi sempre pi� insopportabile ,
ma le due donne avevano per fortuna preso l�occorrente per qualsiasi
evenienza.
Finalmente all�orizzonte apparve un edificio imponente e maestoso:
la Valle dei Re.
Olimpia e Evi avanzarono ancora per qualche miglio fino a che non
arrivarono davanti a quella meraviglia del mondo.
Le due si misero ad ammirare quell�edificio , costruito interamente
in pietra : statue gigantesche, mura, tutto faceva pensare ad un�unica
cosa : uomini o divinit� avevano fatto ci�?
Le due ragazze avanzarono lentamente, mentre le guardie semplicemente
le osservavano.
Erano ormai giunte al palazzo : �E�meraviglioso qui. Chiss�
quanto temo ci sar� voluto per costruire tutto questo.�Disse
Olimpia.
�Sono stati usati degli schiavi per questo Olimpia. Anche se
tutto ci� sembra meraviglioso , � opera di avidit�
e brama di potere.�disse Evi, che cominciava a sentire un brivido
nella schiena.
Avanzarono fino ad entrare all�interno dell�edificio.
Un uomo con una lunga toga e un elmo con l�effige di un serpente
and� loro incontro.
�Chi siete voi, oh fanciulle!� chiese con voce soave.
�Il mio nome � Olimpia sono un�amazzone greca,
e lei � Evi, mia figlia� disse Olimpia.
Evi rimase sorpresa da quell�affermazione. Olimpia le fece segno
di assecondarla.
�Siete le benvenute, straniere fanciulle. Il mio nome �
Amotep e sono gran sacerdote di Osiris, dea dei morti. Cosa vi porta
quaggi� da cos� lontano.!�
Chiese.
�Ho sentito che cercavate una guerriera!�Disse Olimpia.
�Oh si, cercavamo la Principessa Guerriera!� disse Amotep.
�Ma ormai � tardi. Questo regno � finito e rimango
solo io.�disse Amotep.
Olimpia fu molto sorpresa.
� Voi non siete qui per quel motivo per�, c��
qualcos�altro, qualcosa di molto pi� importante.�
L�espressione del sacerdote cambi�.
�Si, � vero, spero che ci possa aiutare.�fece Olimpia.
�Potrei e non potrei farlo� disse lui.
�Non capisco, spiegati meglio�!fece Olimpia perplessa.
�Io so cosa cerchi Olimpia. Tu vuoi riportare in vita chi �
gi� morto.� Ora la sua voce suonava come un oracolo.
�Tu come fai a saperlo?� chiese Olimpia.
�Sono un sacerdote, rappresento Osiris sulla terra, e sono in
contatto con le anime dei morti.� Disse lui.
Evi tremava � Olimpia, c�� qualcosa che non va
qui dentro. Percepisco un�aura negativa!� le sussurr�.
Olimpia continu� a parlare con il sacerdote.
�Amotep, visto che lei sa tutto. C�� un modo per
riportare in vita la mia amica Xena?� chiese
�Venite con me!�fu la sua risposta.
Le due lo seguirono. Egli le port� in una stanza buia, ma quando
alz� il suo bastone, le candele attaccate ai muri si accesero.
L�atmosfera era da brivido e Evi continuava a tremare. Sentiva
il male li dentro.
�Olimpia, sta attenta!� disse la ragazza.
�Non preoccuparti , Evi, � tutto apposto. La rassicur�
il bardo.
�No, non lo 腔fece Evi guardandosi intorno.
�Allora, c�� un modo per riportare la mia amica
Xena in vita o no?� insistette Olimpia.
La voce del sacerdote si fece sentire come un eco.
�Colei che vuoi far rivivere, non torner�disse.
�Spiegati meglio , per favore!�insistette Olimpia.
La voce di Amotep ritorn� normale.
�Olimpia ascolta, l�anima di Xena � tormentata
da un solo pensiero: te!�disse con calma.
Poi continu�: �Lei � legata a questo mondo perch�
continua ad essere preoccupata per te, e cos� non pu�
andarsene in pace�.
Olimpia rabbrivid� alle sue parole.
�Affinch� la sua anima trovi finalmente la pace che merita,
tu Olimpia devi dimenticarla e lasciarla andare.�
Olimpia si mise una mano sulle labbra cercando di trattenere le lacrime.
�Devo� dimenticarla?� disse poi con gli occhi lucidi.
�Si Olimpia, se veramente le vuoi bene devi lasciare andare
il suo spirito, e puoi farle solo dimenticandola.�
Olimpia cadde sulle sue ginocchia e Evi le si avvicin� per
cercare di confortarla. Sentiva che c�era qualcosa che non andava
li dentro, ma non sapeva spiegarsi cos�era.
�Come puoi chiedere ad Olimpia di dimenticare mia madre!�
disse alla fine Evi con rabbia.
�Tu Evi, non comprendi. Lei deve farlo. Se non lo far�
tua madre sar� per sempre prigioniera di questo mondo e non
potr� rinascere in una vita successiva!�disse il sacerdote.
�Dunque � cos�! Se � per il suo bene, io
devo dimenticarla.Ma come posso?E come se dovessi dimenticare una
parte di me! Come faccio?�
�Una volta tu andasti da Mnemonia, la sacerdotessa della memoria,
per dimenticare ci� che era successo con tua figlia Speranza.
Lei ti potr� aiutare a dimenticare Xena.� Si ferm�
un attimo, guardandola. Poi riprese
�Torna in Grecia, Olimpia. Dimentica Xena e rifatti una nuova
vita. Solo cos� salverai la sua anima.� Dicendo cos�
il sacerdote si allontan�.
Evi aiut� Olimpia a rialzarsi. Il suo viso era pallido e le
gote bagnate di lacrime.
�Andiamocene Olimpia. Andiamo via da qui!�
Olimpia non riusciva a reggersi neanche in piedi, si sentiva ormai
svuotata anche della sua stessa anima. Evi era li a sorreggerla.
Camminarono a stento fino all�uscita del palazzo, Aaron era
li e corse loro incontro.
�Olimpia, Evi , state bene?� chiese il ragazzo.
�Io si, ma Olimpia sta male e devo portarla fuori di qui al
pi� presto!�
Nell�uscire fuori dal palazzo infatti Olimpia perse i sensi
e venne sorretta da Evi e Aaron, che la portarono in un luogo fuori
dal palazzo.
Al sicuro e lontani da li Aaron chiese a Evi:
�Cosa succede ad Olimpia, perch� si trova in questo stato.?�
�Nel palazzo abbiamo incontrato un sacerdote, dice di essere
sacerdote dei morti. Lui ha detto ad Olimpia di dimenticare mia madre,
ed � come se le avesse fatto una specie di sortilegio. Lei
non ha retto tutto questo e si � sentita male.�spieg�
Evi.
�Capisco! Evi vieni un attimo con me� disse Aaron. I due
si allontanarono da Olimpia per un attimo.
�Cosa c�� Aaron? Tu non dovresti neanche essere
qui!� fece Evi
�Devo rivelarti una cosa, ma promettimi che non dirai niente
ad Olimpia per adesso!�
�Cosa?� chiese Evi
�Xena mi ha parlato!�
�Come? Ma non � possibile�!fece Evi.
�Invece si. Xena mi ha mandato qui a proteggere te e Olimpia�!disse
Aaron
�Non posso credere che mia madre sia apparsa a te.� Fece
Evi confusa
�Credici invece, � stata con me per tutto il tempo,�
stata lei a mandarmi qui!�
�E adesso dov��?� chiese Evi
�E� qui intorno. Ascolta Evi. Io e Xena andremo da quel
sacerdote per scoprire cosa c�� dietro a tutto questo.
Tu stai con Olimpia e prenditi cura di lei. Torner� presto.�
�Non puoi andare, Aaron. Ho avvertito una forza negativa l�
dentro. E� pericoloso!� lo avvert� Evi.
�Non preoccuparti, Xena � con me. Ci vediamo!�
detto questo il ragazzo corse via, e Evi lo guard� stupita.
�Aaron!� lo chiam� Xena, quando questi era quasi
vicino al palazzo.
�Si, Xena dimmi.� Rispose lui.
� Lascia che io prenda controllo del tuo corpo, lascia fare
a me�! disse la guerriera.
�Va bene!� disse Amon.
Xena entr� in lui, poi avanz� verso il palazzo. Le guardie
si comportarono diversamente da come avevano fatto con Olimpia e Evi
e attaccarono. Xena/Aaron , che aveva preso il chackram da Olimpia
prima di andarsene, lo lanci� verso le guardie tagliando la
punta delle lance.�lalalallalallalalala,sssshiiia!� urlo�.
Poi con un balzo e una capriola arrivo di fronte a loro
e cominci� a combattere con le guardie fino a che tutte non
erano stese per terra prive di sensi.
Intanto nel palazzo una voce parlava al sacerdote �Ben fatto,
Amotep. La prima parte del mio piano ha funzionato. Adesso passiamo
alla seconda parte. Sento la presenza di Xena in questo palazzo, proprio
quello che volevo. Prepariamoci a darle il benvenuto.�
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
La nave viaggi� per tre
giorni e tre notti con il mare calmo, ma ad un certo punto qualcosa cambi�.
La vedetta vide un�onda
altissima avanzare verso la galea, e le nubi erano nere.
�Al riparo, si avvicina
una tempesta, e un�onda gigantesca sta per colpire la nave!�
Non appena lo sentirono i
marinai scapparono sotto coperta.
Olimpia, Evi e Aaron erano
sul ponte e cercarono di mettersi al riparo.
L�onda avanz� prorompente
e colp� la nave.
L�albero maestro cadde gi�
spezzato in due sul ponte. Olimpia vide l�urna delle ceneri di Xena travolta
dall�acqua. Si lanci� immediatamente per prenderla, ma in quell�attimo un altro
albero con la vela si spezz�, e stava per cadere su di lei. Aaron grid�
correndole incontro.
�Olimpia, attenta!�
Si gett� contro spingendola
via e afferrando l�urna.
L�albero gli cadde addosso
tramortendolo.
Olimpia era salva, ma
quando si accorse che Aaron era rimasto bloccato li sotto corse ad aiutarlo. La
nave venne sbattuta dalle onde, e Olimpia perse l�equilibrio.
�Aaron, no!� grid�.
Evi corse verso di lei in
quel momento.
Dopo questi attimi di
terrore il mare finalmente si calm�.
Olimpia e Evi andarono da
Aaron, che aveva perso i sensi, ma nelle mani stringeva l�urna con le ceneri
della Principessa Guerriera.
�Aaron, Aaron ti prego rispondi!�
disse Olimpia abbassandosi accanto a lui e sollevandogli la testa.
�O..Olimpia..� disse Aaron
debolmente, dopo aver aperto gli occhi.
�Olimpia, � buio.. non ti
vedo.. dove sei..� continu� il ragazzo mentre un rivolo di sangue usciva dalla
sua bocca.
I suoi organi interni
erano danneggiati a causa del colpo ricevuto, e la sua schiena era rotta, e non
riusciva pi� a muoversi.
�Non parlare Aaoron. Devo
farti uscire da qui. Evi aiutami! Chiama qualche marinaio!� url�.
�Si! Vado subito!� disse
Evi.
�No! Olimpia.. per me non
c�� pi� niente da fare. Sto morendo..� fece Aaron sempre pi� debole e con un
filo di voce.
�No! Non dire cos�. Devi
reagire! Aaron, ti prego non devi morire.�! Supplic� Olimpia in lacrime.
�Sono felice di morire,
sapendo che Xena potr� tornare in vita e che possiate..vivere ancora insieme..�
Disse il ragazzo
respirando con fatica.
� Aaron!� grid� Olimpia.
�Ti prego Olimpia� getta
il mio corpo in mare.. voglio che raggiunga l�Egitto.. la terra.. dove.. sono
nato� Ti amo��
Dette queste parole Aaron
spir� tra le braccia della poetessa.
�Nooo!� grid�. E il suo
grido echeggi� su tutta la nave.
Tutti accorsero e quando
videro quella scena straziante, abbassarono la testa in segno di rispetto. Il
ragazzo aveva compiuto un atto d�amore nel salvare Olimpia e le ceneri di Xena.
Evi era li e venne pi�
vicino a loro, mettendo una mano sulla spalla dell�aedo.
�Olimpia, la sua anima
adesso � in Paradiso. Da li veglier� su di te. Il suo � stato un gesto d�amore
nei tuoi confronti. Voleva vederti felice con mia madre. Sacrificando la sua
vita, ha voluto darti un segno. Lui ha salvato te e Xena. Ricordalo sempre!�
Con queste parole Evi
accarezz� i capelli di Olimpia.
Lei si alz� in piedi, in
silenzio, e alcuni marinai l�aiutarono a togliere il corpo di Aaron da sotto
quella trave.
Olimpia prese l�urna dalle
sue mani, poi gli baci� la fronte. I marinai lo posero su una barella, che
fecero scorrere poi con dei cavi verso il mare.
�Va in pace Aaron, non ti
scorder� mai, dolce amico mio..�
E rimase li a guardarlo
per un ultima volta mentre il suo corpo si allontanava verso l�orizzonte.
�Spero che giungerai nella
tua terra, come desideravi.� Disse poi, con il volto bagnato di lacrime e
stringendo l�urna al petto.
Evi era accanto a lei con una mano appoggiata alla sua spalla. Mentre la nave andava, ad un certo punto entrambe sentirono una voce che intonava un bellissimo canto. Anche ai marinai parve di sentirla: era lo spirito di Xena, che cantava per Aaron.
Capitolo 8
Per fortuna la nave era
ancora in condizioni di navigare. Alcuni marinai facevano lavori di riparazione
e tutto procedeva bene.
Olimpia era nella sua
cabina e aveva lo sguardo pensieroso.
Non riusciva a togliersi dalla testa il sacrificio che Aaron aveva compiuto per
aiutarla.
“Non doveva finire così.”
Evi entrando le si
avvicinò.
“Olimpia, come stai?”
“Come dovrei stare Evi.
Sembra che tutto si sia accanito contro di me!” rispose Olimpia
angosciata.
“Non dire così! Non è
vero!” disse Evi.
“Invece si. Tutte le
persone che mi vogliono bene fanno una brutta fine. Sembri che sia io che porti
loro sfortuna: Perdicca, Corilo, Aaron e Xena. Perché?” Fece Olimpia.
“Non è colpa tua Olimpia.
E’ successo a loro, ma tu non sei assolutamente responsabile per ciò che gli è
accaduto.” L’assicurò Evi.
“Se lo dici tu!” disse
Olimpia rassegnata.
“Ah, Olimpia! Ho una cosa
per te.” Disse Evi porgendole il cerchio rotante.
“Il chakram! Dov’era?”
chiese Olimpia stupita. “Era nella stanza di Aaron. Credo che l’abbia usato
quando mia madre è entrata in lui. Ma credo che dovresti tenerlo tu, perché lei
lo ha lasciato a te.” Fece Evi.
Olimpia lo prese e lo
guardò.
“Si, sono io che devo
tenerlo. Quando Xena tornerà in vita glielo darò.”
Ad un certo punto un
marinaio scese giù bussando.
Evi aprì la porta.
“Signorina Olimpia,
signorina Evi, la nave sta per attraccare al porto di Anfipoli. Siamo giunti in
Grecia.
“Ah, bene!” disse Olimpia.
Lei e Evi raccolsero tutte le loro cose e poi uscirono dalla cabina.
La nave si fermò
finalmente e Olimpia scese con Evi al porto.
“La mia amata Grecia!”
disse il bardo sospirando.
Le due avanzarono tra la
gente; poi si diressero verso la locanda di Melania.
Entrarono e li presero da
bere.
“Ah, guarda chi si rivede,
la biondina” fece Melania,(che era il ritratto di Xena a 50 anni).
“E dov’è la tua amica del
cuore?” chiese.
“E’ morta!” disse Olimpia
seriamente.
“ Come è morta!” esclamò
una voce familiare.
“Era Virgilio, figlio di
Melania e del defunto Corilo, ma anche grande amico di Olimpia e Xena.
“Virgilio!” si voltò
chiamandolo Olimpia.
“Olimpia, Evi, ho sentito
bene? Hai detto che Xena è morta? Ma come è successo e perché?” fece Virgilio.
Olimpia lo abbracciò, poi
lo invitò a sedersi.
“Siediti, ti racconterò
tutto, anche se è molto doloroso.”
Virgilio si sedette
accanto a lei, Olimpia gli raccontò l’intera vicenda.
“Per tutti i Numi, è
pazzesco Olimpia. Xena, l’invincibile Principessa Guerriera è.. è..”
“Basta Virgilio, non
continuare!” Lo interruppe Evi.
“Olimpia ha già sofferto
abbastanza durante questo viaggio, e raccontare tutta la storia dev’essere
stata dura per lei”. Continuò.
“No, non preoccuparti!
Anche perché presto, molto presto potrò riabbracciare Xena.”disse Olimpia
sorridendo.
“Davvero? Come?” chiese
Virgilio.
“Devo portare le sue
ceneri al tempio delle Parche e loro mi diranno cosa fare.”
Rispose Olimpia.
“Ho sentito bene? Xena è
morta?” disse un uomo entrando con prepotenza nel locale. Era un signore della
guerra che Xena aveva sconfitto qualche tempo prima.
“Si, è morta!” disse un
uomo che aveva sentito la conversazione prima.
“E quelle li sono le sue
ceneri?” chiese il warlord.
“Si” rispose Olimpia.
“Benissimo, allora le
prenderò io. C’era una taglia sulla testa di Xena, e quelle ceneri mi
serviranno per incassarla!”
Olimpia divenne furiosa.
Mise le ceneri nella sua bisaccia, e afferrò i sais dagli stivali.
“Dovrai passare prima sul
mio cadavere!” disse con rabbia.
“Con piacere biondina!”
rispose il warlord che uscì fuori la spada e dietro di lui lo seguirono i suoi
uomini.
Virgilio sguainò anche la
sua e Evi si unì alla lotta.
Non appena il warlord si
avvicinò, Olimpia schivò il suo colpo abbassandosi e con una spazzata di gambe
lo fece cadere a terra.
Poi gli puntò un sai alla
gola.
“Allora! Cos’è che
volevi?” fece lei.
Il warlord però riuscì a
liberarsi e continuò a combattere contro Olimpia.
Virgilio infilzò con la
sua spada un tipo.
Evi invece combatteva a
mani nude. Si lanciò verso un uomo, lo fece roteare sulla schiena, poi si
abbassò e con la gamba spinse il tipo contro un tavolo.
“Basta, basta! Mi
rovinerete il locale così!” gridò Melania.
La lotta fu dura, e un bel
po’ di uomini erano stesi a terra stremati.
Olimpia dominava sul
warlord che era per terra, mentre lei era seduta sul suo stomaco con il sai
pronto a penetrare nella sua gola.
“Non ti ucciderò, non vale
la pena sporcarsi le mani con il tuo sangue. Sparisci! E non farti più vedere!”
lo intimò.
Si alzò da lui e lo lasciò
andare, ma non appena Olimpia si voltò il warlord lanciò un pugnale che la ferì
al braccio destro.
La ragazza sentì un dolore
lancinante e cadde per terra mentre Evi corse da lei.
Virgilio corse verso il
warlord con la spada:
“Maledetto bastardo!” e
con queste parole lo infilzò allo stomaco.
Il tizio cadde a terra
morto.
Il pugnale aveva provocato
ad Olimpia un taglio profondo e stava perdendo molto sangue.
Evi si strappò un pezzo
del suo mantello, e cercò di tamponare al meglio la ferita, legandolo al suo
braccio.
Poi si rivolse verso
Melania:
“C’è una camera dove si
può stendere? Olimpia ha una forte emorragia e rischia di morire!”
Melania aiutò Evi a
prendere Olimpia e sollevarla.
La portarono in una stanza
e la adagiarono su un lettino.
“Ha una brutta cera!”
disse Melania.
“Prendi dell’acqua e delle
bende. Anche dell’ago e del filo. Bisogna cucire la ferita prima che perda
altro sangue.”disse Evi.
“Vado, vado!” fece
Melania.
Virgilio arrivò
preoccupato.
“Olimpia! Evi, come sta?
E’ molto pallida!” fece il giovane.
“Il pugnale ha preso
un’arteria e sta perdendo molto sangue. Quando Melania ritornerà con
l’occorrente ricucirò la ferita” rispose Evi.
“E..Evi.” la chiamò
Olimpia con voce debole.
“D..Dove sono le ceneri di
Xena. D.. Dov’è la mia borsa” continuò.
“ Sta calma Olimpia.
Manderò Virgilio a prenderla, tu devi riposare. Ok? Tranquilla..” le disse con
dolcezza.
“Virgilio, per favore. Vai
a controllare dov’è la borsa di Olimpia! E’ importante. Lì c’è l’urna con le
ceneri di mia madre!” disse rivolgendosi al giovane.
“Ok! Vado! Ma ti prego,
salvale la vita!” disse Virgilio.
Lui uscì dalla stanza e al
suo posto tornò Melania con tutto ciò che serviva.
“Bene! Metti tutto qui! E
se sei un tipo impressionabile ti consiglio di uscire” fece Evi.
“No, no, io resto
qui”disse Melania quasi offesa.
Evi slegò il pezzo di
stoffa dal braccio. Prese una benda e la bagnò nell’acqua bollente, poi la pose
delicatamente sulla ferita per disinfettarla.
“Ah!” gridò Olimpia dal
dolore.
Evi le accarezzò la fronte
per tranquillizzarla. Poi prese ago e filo e cominciò ad infilarlo nella carne
ricucendo la ferita.
Olimpia aveva le
convulsioni e tremava, ma cercava di trattenere il dolore e non urlò.
Melania, appena vide
quell’operazione divenne pallida e decise di uscire fuori.
Dopo aver ricucito la
ferita, Evi prese altre bende avvolgendole al braccio.
“Adesso dovrebbe essere
apposto Olimpia. Cerca di riposare, io tornerò a vedere come stai.”
Evi si alzò dalla sedia e
uscì dalla stanza. Poi andò da Virgilio e gli chiese:
“Virgilio, hai trovato
niente?”
“No Evi, la borsa di
Olimpia è qui, ma le ceneri sono sparite”. Rispose Virgilio.
“No, non è possibile! Hai
guardato bene?” Fece Evi.
“ Si. Ho controllato più
volte, ma non ci sono più. Qualcuno deve averle rubate durante il
combattimento.” Continuò Virgilio.
“Oh, no!” esclamò Evi.
“Quelle ceneri sono tutto
ciò che rimane di mia madre, e l’unica speranza per noi di riportarla in vita!”
disse.
“No! Non è possibile!”
gridò Olimpia che stava sulla porta tenendosi il braccio ferito.
Evi corse da lei, con il
timore che il bardo non si reggesse in piedi.
“Olimpia, perché ti sei
alzata. Hai perso molto sangue! Devi riposarti!” la supplicò Evi.
“No! Non ho tempo per
riposarmi Evi. Non avrò pace finchè non troverò le ceneri di Xena e solo dopo
averla riportata in vita riposerò.” Disse Olimpia decisa.
“Olimpia, non chiedere
troppo alle tue forze. L’emorragia ti ha indebolito e hai bisogno di riposare.
Ti prego fallo! Non voglio perdere anche te come ho perso mia madre!” disse
Evi, con le lacrime agli occhi.
Olimpia le sorrise,
guardandola con dolcezza.
“Non preoccuparti Evi. Non
ho nessuna intenzione di morire. Desidero con tutte le mie forze riportare in
vita tua madre, e ho bisogno anche del tuo aiuto e del tuo sostegno per
riuscirci. Mi aiuterai?”
“Si Olimpia. Puoi contare
su di me. Non ti lascerò mai sola, te lo prometto”.
Rispose Evi con un
sorriso.
“Anch’io voglio aiutarti
Olimpia!” disse Virgilio.
“D’accordo! Allora andremo
tutti e tre insieme. Ritroveremo le ceneri di Xena e la riporteremo in vita!”
disse Olimpia entusiasta e fiduciosa.
Sapeva di poter contare su
di loro, come loro potevano contare su di lei.
Il trio si preparò e uscì
dalla locanda.
“Virgilio!”Lo chiamò
Melania.
“Si, madre! Che c’è?”
“Abbi cura di te, e non
farmi preoccupare!” Gli disse.
“Tranquilla, tornerò!” disse Virgilio con un sorriso e partì con le due donne.
Capitolo 9
Intanto un tipo
misterioso, coperto da un mantello e incappucciato arrivò al tempio delle
Parche. Nelle mani teneva l’urna con le ceneri della Principessa Guerriera. Il
tipo si tolse cappuccio e mantello rivelando la sua identità: Marte, il dio
della Guerra. Marte guardò le ceneri nel contenitore.
“Xena! Alla fine ti sei
fatta uccidere, ma io non rinuncerò mai a te. Sarò io a riportarti in vita, io
e te abbiamo ancora un conto in sospeso.” Detto questo il Dio sparse le ceneri
di Xena su un tavolo, poi si rivolse alle Parche.
“Divine Parche, fautrici
della tela del Destino, ricucite il filo della vita di Xena. Fatelo ora!” Le
Parche fecero come il dio ordinò loro.
Presero il filo tagliato
della vita della guerriera e lo ricongiunsero al resto della tela.
Come per magia le ceneri
cominciarono a ricongiungersi, riformando il corpo di Xena.
La donna però non riprese
conoscenza.
Marte allora si avvicinò a
lei e baciandola disse:
“Questo è il bacio della
vita Xena. Ritorna!”
Lo spirito di Xena si
ricongiunse al corpo, e la guerriera si risvegliò.
Aprendo gli occhi
lentamente vide Marte accanto a lei, tenergli la mano.
“Marte! Sei stato tu a
fare tutto questo? Perché?” chiese Xena incredula.
“Si. Avresti preferito che
fosse qualcun altro a farlo vero? Fece Marte.
Xena lo guardava ancora
stupita e confusa.
“Dov’è Olimpia?” chiese
poi.
“Non è qui Xena, ma non ha
alcuna importanza!” fece il dio.
“Si che ce l’ha, devo
andare da lei!” disse Xena cercando di alzarsi.
“Ascolta Xena!” fece
Marte.
“Cosa?” fece lei.
“C’è un motivo per il
quale ti ho fatta ritornare in vita.” Rispose.
“E’ inutile chiederti
quale!” fece lei spazientita.
“So che quando fai
qualcosa tu c’è sempre un secondo fine!” continuò Xena.
“Hai ragione! Come forse
ricorderai io e te avevamo fatto un accordo tempo fa” disse Marte.
“Ah si? Forse non lo
voglio ricordare!” disse Xena.
“Io invece si. Ti ricordo
che ho salvato tua figlia Evi e la tua amica Olimpia rinunciando alla mia
immortalità.” Continuò Marte.
“Credo di aver già pagato
il mio debito allora, facendoti tornare una divinità con le mele di Odino,
ricordi?” disse Xena.
“Ah si, e te ne sono
grato, ma adesso ti ho riportata in vita e desidero qualcosa di più da te!” fece
insistente il Dio della Guerra.
“Oh no!Non vorrai tornare
sull’argomento spero!” disse Xena con una smorfia.
“Si Xena! Vuoi essere la
madre di mio figlio?” chiese infine Marte.
“Tu sei pazzo!” ribadì
Xena.
“Si, sono pazzo d’amore
per te!” rispose il dio.
Xena lo guardò con
disgusto.
“Marte, forse tu non hai
ancora capito! Io non intendo passare la mia vita con te per un semplice
motivo: non ti amo! Voglio tornare da Olimpia e Evi, sono loro la mia famiglia,
sono loro che amo con tutto il cuore!”
Marte la guardò, poi
abbassò lo sguardo, poi di nuovo alzò gli occhi verso di lei.
“Allora Xena ti propongo
un patto!” Disse.
“Di che si tratta?” chiese
lei.
“Se tu passerai questa
notte con me, io ti lascerò andare da Olimpia. Altrimenti mi apparterrai per
sempre. E ne ho tutto il diritto visto che ti ho riportata in vita.” Disse
Marte e il suo sguardo era serio.
“Ti sei bevuto il
cervello, forse?” Fece Xena sempre più adirata.
“No Xena. Sai quanto io ti
amo, e sono disposto a qualunque cosa pur di riaverti” disse Marte.
“Anche cadere così in
basso? Non potrai mai avermi così. Io non ti appartengo e non ti apparterrò
mai. Quindi scordatelo!” Continuò la guerriera.
“Ti prometto Xena che ti
lascerò libera dopo questa notte, e non ti darò più fastidio. Potrai tornare
con Olimpia, te lo prometto.” La sua voce ora era più pacata.
“Mi dai la tua parola? Non
mi stai ingannando vero?” chiese Xena perplessa.
“No, hai la mia parola!” disse
infine il dio.
“Solo per questa notte e
poi mi lascerai andare da Olimpia?” si assicurò la donna.
“Si Xena, credimi!”
replicò.
“Vedo che non mi lasci
altra scelta Marte. Va bene, accetto la tua proposta. Però pensaci bene,ma non
lo faccio perché ti amo. Lo faccio per Olimpia.”Replicò Xena.
“Lo so, ma solo per questa
notte non pensare a lei, godiamoci questi momenti”!
Xena lo guardò male, ma il
dio della guerra la prese alla sprovvista rubandole un bacio. Senza neanche
accorgersene Xena fu travolta da una sensazione intensa e i due si
abbandonarono in un abbraccio pieno di passione.
Ad un certo punto Xena
percepì qualcosa di strano.
Ebbe una visione dove
Olimpia era in pericolo.
D’un tratto si alzò di
scatto.
“Non posso! Non posso
farlo. Olimpia ha bisogno di me. Devo andare da lei adesso. Ti scongiuro Marte,
lasciami andare da lei”.
Marte la guardò
sconcertato.
“Ma perché quella donna è
sempre in mezzo a noi? Non capisco che ci trovi in lei!”
“Non capiresti
“Ho capito. Va bene va
pure da lei. Fa come ti pare. A quanto vedo non ho speranze con te.” Disse
Marte, ormai arreso.
Xena si alzò, rivestendosi
della sua armatura e si allontanò verso l’uscita.
Ad un tratto si girò verso
Marte, che poverino era rimasto a bocca asciutta.
“Marte! Ti
ringrazio”.disse.
Il dio la guardò
allontanarsi.
“Ti amo Xena…” le disse
piano, ma lei se n’era già andata.
Intanto Olimpia, Evi e
Virgilio si stavano scontrando contro altri signori della guerra. I tre stavano
combattendo a tutta forza.
Un warlord si avvicinò ad
Olimpia per colpirla, ma lei lo respinse con un calcio.
Un altro andò verso
Virgilio e lui lo infilzò con la sua spada.
Un altro ancora andò verso
Evi ma lei con un salto lo evitò, lo prese dalla schiena e lo fece volare via.
Ma di uomini ce n’erano
troppi e loro erano in minoranza.
Ad un certo punto Olimpia
mentre combatteva avvertì un senso di debolezza e la ferita al braccio le
bruciava. Cercando di non pensare al dolore continuò a combattere, ma il
guerriero riuscì ad avere la meglio su di lei, approfittando di un improvviso
cedimento della poetessa guerriera.
Con un braccio attorno al
collo il guerriero la strinse per la gola e le piantò la lama della sua spada
contro.
Proprio quando pensava che
la sua vita stava per finire sentì un urlo familiare:
“Alalallallalalla
shiiiiiaaa!”
Xena arrivò alle spalle
del guerriero colpendolo alla testa. Quello stordito cadde per terra. Olimpia
cadde in ginocchio poiché le gambe non la reggevano più.
Xena le si avvicinò,
mettendo una mano sulla sua spalla.
“Olimpia..” la chiamò
dolcemente.
“Dimmi che non è un sogno,
ti prego! Disse Olimpia senza voltarsi, pensando si trattasse ancora del suo
spirito.
“No, sono vera. Girati,
Olimpia!” disse Xena.
Olimpia si girò alzandosi,
e la vide, era proprio davanti a lei.
“Xena, sei davvero tu? Sei
viva?” disse l’aedo ancora incredula.
“Si, sono viva Olimpia!
Vieni, abbracciami!”
Olimpia la guardò
intensamente e non riuscì a trattenere le lacrime.
“Xena! Quanto ho sognato
questo momento. L’ho sognato ogni giorno e ogni notte!” continuò a piangere.
“Olimpia, sono qui adesso”
Xena le mise le mani sulle spalle, poi l’attirò a se e l’abbracciò con tenerezza,
stretta a se. Anche lei, commossa, non riuscì a trattenere le lacrime.
La tenne così abbracciata
a lei, poi le alzò il viso, la guardò negli occhi e avvicinò la sua bocca a
quella del bardo, baciandola come non aveva mai fatto prima, con passione e
tenerezza. Olimpia si abbandonò a quel bacio, un bacio intenso e lungo, come se
lo avesse desiderato da tanto tempo.
Xena si staccò
delicatamente da lei, la guardò e le accarezzò la chioma dorata, poi la baciò
di nuovo sulla fronte.
“Mi sei mancata Xena”
disse Olimpia quasi in un sussurro, riprendendo fiato dopo il bacio.
“Anche tu” le rispose con
dolcezza la guerriera.
Ad un certo punto Evi si
accorse della presenza di sua madre.
“Madre!”urlò correndole
incontro.
Xena girò lo sguardo e la
vide.
“Evi, figlia mia!” le
disse.
Olimpia la lasciò andare.
Evi corse ad abbracciarla. Xena l’accolse tra le sue braccia, la strinse a se
accarezzandole i capelli:
“Non vedevo l’ora di
rivederti!” le disse.
“Anch’io madre, volevo
tanto riabbracciarti.”
Olimpia le guardò con
commozione.
Anche Virgilio che aveva
appena finito di combattere, finalmente rivide Xena.
“Hei, sei viva? Sono
felice di rivederti Xena” le disse.
“Ciao Virgilio!” disse Xena
sorridendo.
Virgilio, vedendo che Xena
voleva rimanere un po’ sola con Olimpia e sua figlia, si allontanò.
Le tre donne cercarono un
luogo appartato e lo trovarono. Si sedettero sotto l’ombra di una quercia e li
cominciarono a conversare.
C’erano tante cose che
volevano dirsi.
“Xena, come hai fatto a
tornare in vita?” chiese Olimpia.
“E’ stato Marte! Lui ha
preso le mie ceneri, le ha portate dalle Parche e mi ha restituito la vita!”
rispose Xena.
“E’ incredibile! Quindi è
stato lui a prenderle. Mi ha fatto prendere un bello spavento. Poteva anche
chiederlo però!” disse Olimpia.
“Lo sai com’è fatto Marte,
No? E poi se lo ha fatto era perché voleva ottenere uno scopo!” disse Xena.
“Ah già! Solite cose vero
Xena? Ma tu non hai fatto niente con lui, spero!”fece preoccupata l’aedo.
“No, ma stavo per farlo,
perché non voleva lasciarmi andare!” rispose Xena.
“E poi?” chiese Olimpia.
“Ho pensato a te, e non ho
continuato”!fece la guerriera.
Olimpia e Xena
incrociarono i loro sguardi.
“Sono andata via da lui,
perché volevo tornare da te e Evi. Voi due siete la mia famiglia. Siete la mia
vita e la cosa più bella che mi sia capitata, i doni più preziosi che io abbia
mai ricevuto” disse stringendole a se.
“Madre!” la chiamò Evi.
“Cosa c’è?” chiese Xena.
“Sai, c’è stato un momento
in cui mi sono fatta prendere dai dubbi, e stavo per perdere la speranza e la
fede. Ho pensato che non ti avrei più rivisto e stavo male!” spiegò la ragazza.
Xena le accarezzò i
capelli e le disse:
“Evi, figlia mia! Non devi
perdere mai la speranza, ne la fede. Promettimi che qualunque cosa accada,
continuerai ad aver fede in ciò che tu credi”.
La sua voce era calda e
dolce.
Evi appoggiò la testa
sulla sua spalla e Xena le baciò la fronte.
Poi parlò Olimpia.
“Xena, anch’io temevo di
averti perduta per sempre. Soffrivo perché non ti vedevo accanto a me e mi
sentivo sola. Quando Aaron mi disse che si poteva fare ancora qualcosa solo
allora ho ricominciato a sperare.”
“Lo so, Olimpia. Tu non mi
vedevi, ma io si. Ho visto quanto hai sofferto, ma ho visto anche la tua forza
e il tuo coraggio. Ti osservavo e vegliavo su di te, come spirito, ma anche
attraverso Aaron. Sono orgogliosa di te Olimpia” le disse Xena.
“A proposito Xena! Quella
notte tu eri davvero nel corpo di Aaron?” chiese Olimpia.
“Si, ero io. Non ci sono
parole per descrivere ciò che ho provato quella notte, ed è esattamente quello
che sto provando ora mentre ti ho qui, tra le mie braccia. Ti amo Olimpia..”
“Anch’io ti amo Xena, e
sarà così per sempre!” le rispose l’aedo.
“Si, per sempre…” con
queste parole Xena e Olimpia si baciarono teneramente, ma con egual passione.
Xena, poi, abbracciò sia
lei che sua figlia Evi, sussurrando “Siamo di nuovo insieme.. la mia
famiglia..”
NOTA: tutti i personaggi nominati nel seguente racconto
sono propriet� della Universal e della
Renaissance Picture. Ogni riferimento a fatti o persone diversi dal contesto
sopra citato � da ritenersi puramente casuale.
Pur non contenendo scene irrispettose o volgari, se ne
consiglia la lettura ad un pubblico maggiorenne.
RACCONTO
DI PRIMAVERA
Il fuoco ardeva caldo
nella piccola radura in mezzo al bosco. Xena stava lucidando la sua spada,
mentre Gab era intenta a preparare la cena.
Era una serata limpida e la luna faceva capolino tra gli alberi: la
primavera era alle porte, e anche l'aria della sera si era fatta pi� tiepida.
Gab and� a sedersi accanto a Xena, e con un sospiro le appoggi� la
chioma bionda sulla spalla.
"Preoccupata?" chiese Xena, senza distogliere lo sguardo
dalla sua spada luccicante.
"Beh, sar� il mio primo impegno ufficiale come Regina delle
Amazzoni: chiunque sarebbe preoccupata!"
"Andr� benissimo, vedrai. Non c'� nessuna pi� adatta di te per
presenziare la cerimonia."
"Sarai al mio fianco, vero?"
"Come sempre..."
E gli occhi azzurri della guerriera si posarono dolcemente sulla figura
della sua piccola Gab. Quanto avrebbe voluto in quel momento stringerla a s� e
dirle tutto quello che c'era nel suo cuore. Ma una guerriera � abile con le
armi e non con le parole.
Il suo cuore era rimasto impassibile all'amore per troppo tempo, e ora
i sentimenti che provava per Gabrielle erano talmente forti da spaventarla. Un
insieme di dolcezza, paura e desiderio. Lei, la grande Principessa Guerriera
che in passato aveva soggiogato interi popoli, si trovava ora ai piedi di
questo angelo biondo, che era capace di prenderla e di farla volare come mai
nessuno aveva saputo fare prima d'ora. Mai avrebbe creduto che al mondo potesse
esistere una persona in grado di farle provare tutto questo...
"Tutto ok, Xena?" I suoi pensieri furono interrotti.
"Hai una faccia..."
"No, tutto bene. Ho solo una gran fame. Sar� pronta la cena?"
disse alzandosi e andando verso la pentola fumante, da cui arrivava un profumino
niente male.
"Gi�, la cena..." sussurr� tra s� e s� Gab, seguendo Xena con
lo sguardo. "Per un attimo avevo creduto..."
Ma subito si interruppe: era meglio non illudersi troppo. Si stava
parlando di Xena: cosa mai avrebbe potuto provare per lei se non una tenera
amicizia e un forte senso di protezione?
"D'accordo, mangiamo!" disse fingendo allegria, mentre Xena
stava gi� assaporando un succulento pezzo di coniglio.
"Coraggio, � ora di dormire." disse
Xena sistemando al meglio il suo giaciglio. Gab sistem� il suo l� accanto, ma
non sembrava avere molta voglia di addormentarsi. Mancava solo il passaggio di
una luna all'arrivo al villaggio delle Amazzoni, e tutte si aspettavano grandi
cose da lei.
Tutta questa responsabilit� la spaventava.
Un tocco caldo e leggero la riport� alla realt�. Xena le aveva preso le
mani tra le sue e la stava guardando intensamente negli occhi.
"Non hai nulla da temere, credimi. Sar� una bella festa. Dovrai
solo rilassarti e pensare a divertirti: il resto verr� da s�."
"Grazie..." come sempre Xena sapeva rassicurarla.
"Adesso per� dormi. Dovrai essere in forma per quel giorno,
altrimenti chi la sente Anfitea?"
"Hai ragione. Darebbe la colpa a te e alle tue avventure in giro
per il mondo!"
Entrambe scoppiarono in una sonora risata, e poi finalmente si
coricarono nei rispettivi giacigli.
"Notte Xena..."
"Notte piccola..."
"Dovr� indossare un costume da cerimonia, non credi?"
"Sicuramente sarai bellissima..." disse Xena, quasi
sottovoce.
Ma Gab stava gi� cedendo al richiamo di Morfeo...
"Svegliati,
dormigliona! E' una splendida giornata e il sole � gi� alto."
"E' gi� mattina? Ma io ho ancora sonno..." mugugn� Gab
tirandosi la coperta fin sopra il naso.
"Ho una sorpresa per te: guarda cosa ho trovato." Gli occhi
della fanciulla si aprirono a fatica, e ci mise un p� per mettere afuoco ci�
che aveva di fronte: un cesto pieno di mele mature faceva bella mostra di s�
tra le braccia di Xena, che la guardava sorridente.
"Hey, e queste dove le hai prese? Hanno l'aria di essere
buonissime!"
"Le ho raccolte in un campo qui vicino. Potremmo portarne un p�
anche in viaggio" e gliene porse una.
Gab si mise a sedere, prese la mela e le diede un bel morso. " Per
tutti gli dei, senti che gusto!" disse alzando gli occhi al cielo, e in un
attimo divor� l'intero frutto.
Xena non riusc� a trattenersi, e cominci� a ridere di fronte al viso
perplesso di Gab.
"Che c'� di cos� ridicolo?"
"Beh, questo non si addice molto a una regina...Hai pezzetti di
mela su tutto il viso!" e cos� dicendo gliene tolse uno dall'angolo della
bocca.
Quel tocco delicato provoc� un brivido sul corpo di Gab, che la
percorse da capo a piedi, e i loro sguardi si incontrarono. Per un attimo
sembr� che tutto il mondo intorno a loro fosse scomparso... Per un attimo
sembr� che i loro cuori volessero parlarsi... Per un attimo solo... Poi
l'imbarazzo prese di nuovo il sopravvento.
"Sar� meglio prepararsi per il viaggio" disse Xena, senza
troppa convinzione. "Se andr� tutto bene saremo al villaggio tra un paio
di giorni."
"Hai ragione. Approfittiamo della bella giornata."
Ognuna di loro conosceva bene i propri sentimenti nei confronti
dell'altra, ma nessuna osava fare il primo passo. Entrambe erano convinte che
la loro forte amicizia non potesse lasciare spazio ad altro. E che l'amore,
forse, avrebbe addirittura rovinato il loro rapporto.
Nell'aria si sentiva
profumo di primavera: i campi erano pieni di boccioli colorati e le prime gemme
cominciavano ad abbellire i rami degli alberi.
Gab camminava davanti a Xena, in silenzio. Dietro di lei la guerriera,
che teneva le briglie di Argo. Questa mattina non aveva voglia di cavalcare,
preferiva sgranchirsi un p� le gambe. In fondo, lo spettacolo che le si
presentava di fronte non aveva paragoni.
Con un sorriso compiaciuto stava osservando la figura di Gabrielle:
come era cambiato il suo corpo da quando avevano iniziato a viaggiare insieme.
Le braccia si erano irrobustite, le spalle e la schiena si erano fatte pi�
muscolose, gli addominali sviluppati al punto giusto... Per non parlare del
resto! E pos� lo sguardo un p� pi� in basso...Quel corpo la faceva impazzire!
Bastava la sua vicinanza, lo sfiorarsi accidentale delle mani, le sue
gambe che si muovevano nel sonno e lei sentiva nascere un desiderio mai avvertito
prima. Come sarebbe stato bello se anche la sua Gab avesse provato le stesse
sensazioni...
"Hey, fantastico! Ci sono dei mercanti laggi�!"
La voce allegra di Gabrielle la risvegli� dal suo sogno. Erano arrivate
ad un piccolissimo villaggio, probabilmente l'ultimo prima di entrare nel
territorio delle Amazzoni, ma c'era molta gente che si affollava per vedere
stoffe e monili provenienti da ogni regione conosciuta.
Xena conosceva bene la passione della sua amica per questo genere di
cose, e f� cos� che propose: "Ti va se ci fermiamo un p�? Potremmo
prendere una stanza alla locanda e ripartire domani mattina. Tanto ormai manca
poco."
Il viso di Gab si illumin� di gioia: "Davvero? Grazie Xena!"
e le diede un sonoro bacio sulla guancia.
"Allora anche le grandi guerriere hanno un cuore..." disse
maliziosamente.
"Vai, prima che cambi idea!" e con una mano le arruff� i
capelli sul capo. "Io intanto andr� alla locanda."
"Che meraviglia vederla cos� felice." pens� Xena guardando
Gab che si allontanava canticchiando.
Il pomeriggio trascorse velocemente: Xena dedic� un p� di tempo ad
accudire Argo, mentre Gabrielle pass� da un mercante all'altro contrattando
alcuni regalini che voleva comprare per le sue amiche Amazzoni.
E cos� arriv� la sera. Si ritrovarono sedute a un tavolo della locanda
con un fumante piatto di stufato con verdure di fronte a loro.
"Tutti i mercanti alloggeranno qui stanotte. Sono riuscita a
rimediare solo una piccola stanzetta vicino al granaio..." si scus� Xena.
"Beh, non vedo il problema. Solitamente dormiamo all'aperto!
Almeno stavolta avremo un tetto sopra la testa e un letto comodo!" e di
sfuggita lanci� un'occhiata alla sua Xena, che apparentemente fece finta di
niente.
"Caspita, � proprio piccola!"
esclam� Gab una volta entrata nella stanza. "Beh, vorr� dire che ci
stringeremo un p�..." e diede una piccola gomitata d'intesa a Xena.
La luce della luna rischiarava l'ambiente da una minuscola finestra.
Sotto di essa c'era un tavolo con una sedia.
"Ti spiace se prima di dormire scrivo un p�? Vorrei finire il mio
ultimo racconto sulle tue avventure."
"Fai pure." disse Xena, e cominci� a togliersi l'armatura. La
pos� in un angolo insieme alla spada, al chakram e ai calzari, e si sedette sul
letto.
"Sembra comodo. Credo che mi far� proprio una bella dormita! Non
stare alzata troppo, domani voglio partire di prima mattina." e cos�
dicendo si sdrai� mostrando le spalle a Gabrielle.
La fanciulla sorrise. Un sorriso quasi rassegnato, guardando la sua
guerriera, che probabilmente la vedeva ancora come una ragazzina. Come avrebbe
potuto convincerla che invece era gi� una donna? Forse con un bacio... Forse se
avesse cercato di sedurla...
Appoggi� la pergamena sul tavolo: per quella sera la sua ispirazione
non sarebbe tornata. Altri pensieri affollavano la sua testa.
Si alz�, in silenzio, e and� verso il letto. "Xena?..." disse
sottovoce, ma non si ud� nessuna risposta. Evidentemente dormiva gi�
profondamente.
Pian piano si sedette dall'altro lato del letto, e poi si sdrai�,
vicinissima a Xena. Poteva sentire il suo respiro caldo sul suo viso.
Delicatamente le tolse una ciocca di capelli dalla guancia, e la accarezz�
piano. Com'era bella nella luce della luna... Aveva un'aria cos� serena,
rilassata; le labbra socchiuse facevano intravedere i denti bianchissimi e
perfetti.
Guardando quel viso Gab si sentiva sopraffare da ondate di tenerezza e
di desiderio...
Il suo cuore cominci� a battere forte. Talmente forte che aveva paura
che Xena lo sentisse, e sembr� quasi che le mancasse il fiato.
Come l'ago � attratto dalla calamita, lei si sent� attratta verso quel
viso. C'era una specie di forza magnetica tra loro due. Ormai pochissimi
centimetri separavano le sue labbra da quelle di Xena...
"Ti amo..." sussurr� con un filo di voce, e la sua bocca si
pos� dolcemente su quella della guerriera.
Forse in quel momento avrebbe voluto che Xena si svegliasse, cos�
avrebbe avuto l'occasione per dirle ci� che sentiva il suo cuore, ma
evidentemente il destino aveva deciso diversamente.
Rimase un p� in silenzio a contemplare i lineamenti della "Sua
principessa".
Tutto ci� che poteva fare era cercare di prendere sonno anche se, dopo
quelle emozioni, non sarebbe stato affatto facile.
"Anfitea!" esclam� Gabrielle
correndo incontro e abbracciando la sua amica amazzone.
"Aspettavamo con ansia il vostro arrivo! Ti trovo in splendida
forma Gab! Ciao Xena!" disse salutando la guerriera, mentre Gab era gi�
andata a salutare il resto del "suo popolo".
"Si � fatta bella la nostra regina, vero? Sei fortunata: ha tutte
le qualit� per essere un'ottima compagna." disse l'amazzone, guardando la
fanciulla che si allontanava.
"Ti sbagli, noi non siamo..." disse imbarazzata Xena.
"Ancora no? Ma allora non � cambiato niente dall'ultima volta che
ci siamo viste!" disse Anfitea, quasi incredula. "Non capisco cosa
stiate aspettando!"
"Guarda che la nostra � solo amicizia..." e si sforz� di
pronunciare queste parole con convinzione.
"Figuriamoci! Io e le mie amiche non ci guardiamo mai in quel
modo!"
"Scusa, in quale modo?" domand� stupita la guerriera.
"Con occhi innamorati..." e se ne and� via, lasciando Xena a
rimuginare su questa frase.
Al villaggio si stavano ultimando i preparativi per la cerimonia. Tutte
si davano un gran daffare per la buona riuscita della festa: doveva essere
tutto in ordine, dai costumi al cibo, dalle danze alle simulazioni di lotta,
dalle maschere alle armi. E poi tutta l'attenzione era rivolta a Gabrielle... E
Xena cominci� a sentirsi un p� messa da parte.
"Ecco, questa � la tua capanna." disse Anfitea, e fece
entrare le due amiche in un locale ampio e comodo, degno della Regina delle
Amazzoni. "Se avete bisogno di qualcosa mi trovate qui in giro!" e
usc� lasciandole da sole.
"Hai visto che accoglienza? E com'� grande questa capanna!" disse
Gab entusiasta.
"E' normale: sei la loro regina..." disse Xena, che si era
fermata sulla porta.
"Qualcosa non va?" chiese la fanciulla
"No, � tutto a posto. Vado a chiedere ad Anfitea dove posso
sistemarmi."
"Cosa? Ma...Tu starai qui con me. Come abbiamo sempre
fatto..." nella voce di Gab si poteva intuire una preoccupazione mai
provata.
"Ma qui � diverso. E' come se fossi a casa tua. Qui sei al sicuro
e non hai bisogno della mia protezione."
Gabrielle le si avvicin� e l'abbracci�. Con la testa appoggiata al suo
petto disse: "Non voglio che tu vada da un'altra parte. Il tuo posto � qui
con me..." e la strinse ancora di pi�. Sentiva il cuore di Xena battere
forte. La guerriera sorrise, abbracci� a sua volta la fanciulla e le appoggi�
la testa sul capo: "Ai tuoi ordini... mia Regina!"
Alla sera si fece un banchetto per festeggiare il ritorno di Gab tra le
Amazzoni. La fanciulla era sotto lo sguardo di tutte, omaggiata di ogni
attenzione possibile. Xena era in disparte, ma non la perdeva mai di vista.
Anfitea la raggiunse.
"Bella festa, vero?"
"Gi�."
"Vedo che non sei molto di compagnia questa sera." Xena non
rispose, ma Anfitea continu� a parlare. "C'� una tradizione amazzone in
occasione della cerimonia che si terr� domani. Le guerriere pi� valorose
dovranno sfidarsi, sotto gli occhi della Regina, per eleggere quella che tra
loro diventer� l'unica a poter proteggere la nostra sovrana. Quella che non
dovr� mai abbandonarla."
"E allora?" chiese Xena senza troppo interesse.
"E allora la nostra Gabrielle ha deciso di annullare la sfida. Ha
detto che solo tu puoi proteggerla. Non ha bisogno di nessuna prova: vuole solo
te la suo fianco." Gli occhi solitamente impenetrabili della guerriera si
fecero lucidi...
"Pensa a quello che ti ho detto questa mattina. Anche lei ti
guarda con quegli occhi..." e cos� dicendo diede una pacca sulla spalla di
Xena e si allontan�.
Nel frattempo Gab si era messa a parlare con Sadia, un'altra sua amica
amazzone. "Non capisco cosa stia succedendo a Xena. E' da quando siamo qui
che la vedo diversa, quasi scostante."
"Forse � gelosa..."
"Gelosa? Xena? No, non la conosci bene. A lei non interessano le
feste e le cerimonie. Non pu� essere gelosa di tutto questo!" disse
ridendo Gabrielle.
"Io non mi riferivo a questo. Sto parlando del fatto che qui sei
venerata e guardata da tutte. Qui al villaggio non sei pi� solo sua, ma deve
dividerti con tutte noi. E questo la rende terribilmente gelosa, anche se non
lo ammetter� mai." concluse Sadia.
"Tu dici?"
"Beh, voi due siete..." e guard� Gab con aria interrogativa.
"No, siamo solo amiche...purtroppo...In effetti non sono del tutto
sicura che Xena sia interessata alle donne. Qui al villaggio un sacco di
ragazze si buttano ai suoi piedi al suo passaggio, eppure lei non le degna di
uno sguardo." disse la fanciulla con gli occhi fissi sul fal�.
"E non ti passa per la mente che forse lo f� semplicemente perch�
� innamorata di un'altra persona? Perch� � innamorata di te?" Queste
ultime parole le rimbombarono nelle orecchie come una cannonata, e si volt�
verso Sadia.
"Non dirmi che non hai notato come ti guarda? Non pu� essere
nient'altro che amore quello che prova per te."
Gabrielle guard� al di l� del fuoco, e incroci� lo sguardo di Xena...
E finalmente arriv� il gran giorno. Gabrielle
f� praticamente "prelevata" all'alba dalla sua capanna, e per quella
giornata si sarebbero a malapena incontrate, lei e Xena: la regina doveva
essere preparata per la cerimonia.
Xena pass� il tempo annoiandosi qu� e l� per il villaggio, e alla fine
si ferm� vicino al fiume. Di l� a poco f� raggiunta da un'altra guerriera.
L'aveva gi� notata la sera precedente, durante il banchetto, e le aveva dato un
gran fastidio perch� non aveva tolto gli occhi di dosso a Gab un solo istante.
"Disturbo?"
"Cosa vuoi?" disse Xena, guardando gelidamente la nuova
arrivata.
"Mi pare di capire che non sono la benvenuta..."
"In effetti, qualunque cosa tu abbia da dirmi non mi
interessa!"
"Invece credo che ti interesser�. E parecchio." L'Amazzone
era in piedi, di fronte a Xena, e con un sorrisetto beffardo le disse:
"Voglio prendermi Gabrielle!".
"Tu cosa?" tuon� la guerriera.
"Hai capito bene. Dato che tra voi non c'� niente, non vedo dove
sia il problema! Ho voluto solo avvisarti delle mie intenzioni: non ho certo
bisogno del tuo permesso." e fece per andarsene.
Xena balz� in piedi: "Tu non vai da nessuna parte!". Era
furibonda, e faceva fatica a controllare le sue emozioni.
"Beh, non mi aspettavo una reazione del genere." disse
stupita l'Amazzone. "Quindi...lei per te non � solo un'amica. Avevo visto
giusto!"
Gli occhi di Xena sembravano infuocati, le mani strette in un pugno.
"Non puoi prenderti Gab!".
"Perch�?".
"Perch� lei � mia!"
Cal� il silenzio tra le due guerriere. Xena era quasi incredula per la
forza e la convinzione con cui aveva pronunciato queste parole: finalmente quel
pensiero era venuto fuori, direttamente dal suo cuore. Si sent� sollevata:
"Si, lei � solo mia..." disse quasi sovrapensiero.
"L'hai ammesso finalmente! D'accordo, siamo ad armi pari: sar�
Gabrielle a decidere!"
In silenzio, due occhi verdi come smeraldi osservavano la scena da
dietro un cespuglio: "Ma io ho gi� deciso..." sussur� la figura
nascosta. Gab era andata a cercare Xena, e si trov� casualmente ad assistere al
dialogo tra le due donne. Una lacrima le scese lungo la guancia: "Ho gi�
deciso tempo f�..." e se ne and�.
Al calar della sera la cerimonia ebbe inizio. Gabrielle fece il suo
ingresso trionfale al centro del villaggio, attorniata da tutte le Amazzoni.
Era splendida: anche la luna avrebbe dovuto nascondersi al cospetto di tanta
semplice bellezza. Subito cerc� Xena con lo sguardo, e le sorrise. Il cuore
della guerriera sembrava impazzito: era sempre pi� difficile controllare le
proprie emozioni...
Tra un gruppo di Amazzoni si fece largo la guerriera che Xena aveva
incontrato nel pomeriggio, e si ferm� di fronte alla regina.
Xena, ricordando le parole che le aveva rivolto qualche ora prima, mise
una mano sul chakram, pronta a risolvere la questione a modo suo. Qualcuno le
afferr� il braccio: "Placa la tua ira. Perch� non dai un p� di fiducia a
Gabrielle? Non � pi� una ragazzina, sa quello che vuole." . Come al solito
Anfitea era giunta al momento opportuno.
L'Amazzone guard� negli occhi Gab e disse: "Mia Regina, vorrei
ufficialmente chiederti di poter diventare la tua guerriera di fiducia e di
avere l'onore di stare al tuo fianco non solo in battaglia ma anche nella
vita."
Nessuna parlava, tutte aspettavano la risposta della sovrana. Gab
cominci� a parlare: "Sono lusingata dalla tua richiesta, guerriera, ma non
potr� accontentarti. Quel posto appartiene gi� ad un'altra persona... Questa �
la mia scelta." e allung� il braccio nella direzione di Xena, invitandola
a raggiungerla.
Xena sembrava pietrificata: un turbine di emozioni scuotevano il suo
cuore e la sua mente.
"E' il tuo momento, Principessa!" la esort� Anfitea e le
diede una piccola spinta in avanti: le sue gambe non si sarebbero mai mosse da
sole!
Quando f� al fianco di Gab, guard� negli occhi la guerriera amazzone, e
quest'ultima le disse: "Hai vinto." ma non c'era odio nelle suo
sguardo, solamente rassegnazione: nessuno avrebbe mai potuto prendere il posto
di Xena nel cuore della Regina delle Amazzoni.
"Amazzoni! Diamo inizio alla festa!" grid� qualcuno, e
cominciarono le danze.
La serata trascorse allegra e tranquilla. Xena e Gab rimasero tutto il
tempo una al fianco dell'altra. La guerriera era confusa: come mai Gab sembrava
cos� sicura di s�? Era cos� serena e non perdeva occasione per cercare un
contatto fisico con lei. C'era una luce nuova nei suoi occhi, una
consapevolezza che non aveva mai notato prima. E tutto questo la rendeva ancora
pi� seducente...
Quando la festa termin�, a notte inoltrata, si ritrovarono nella
capanna della regina, e nessuna delle due sembrava avere sonno.
Gabrielle cominci� a spogliarsi, sicura che Xena l'avrebbe guardata. E
infatti quella visione la fece barcollare.
"Tutto bene?" disse la fanciulla voltandosi verso di lei.
"S...si. Vado a dare una controllata ad Argo. Sai... per vedere se
� tutto ok..." e usc� dalla capanna, ansimando.
Cammin� fino al limitare della foresta, e mille pensieri affollavano la
sua mente. Doveva sapere. Perch� improvvisamente Gab si comportava cos�?
"St� cercando di sedurmi o � solo un gioco?" pens� la guerriera. Se �
solo un gioco, st� scherzando col fuoco. Se invece non lo �... Doveva sapere.
Girovag� un p�, immersa nei suoi pensieri e poi torn� alla capanna.
Gab era sotto le coperte, probabilmente dormiva gi�. Xena si sedette
sul suo lato del letto.
"Xena, dove sei stata tutto questo tempo?" disse la
fanciulla, mettendosi a sedere sul letto e tenendosi le coperte fin sotto il
mento.
"Scusa, non volevo farti preoccupare."
"Coraggio," pens� Gabrielle "bisogna solo rompere il
ghiaccio." Xena pens� la stessa cosa, e si inginocchi� sul letto, proprio
di fronte a lei.
"Senti, io..."
Gab not� l'imbarazzo di Xena, le sorrise e le accarezz� una guancia.
"Stai tremando... Spero di esserne io la causa..." La guerriera ebbe
un brivido. "Sei cambiata... Voglio sapere perch�..."
"Ti ho sentita parlare, oggi al fiume. Non sai da quanto tempo
aspettavo di sentirti dire quelle parole..." Le carezze della fanciulla
erano cos� gentili e delicate: la sua mano indugi� ancora un p� sulla guancia,
poi si spost� sul collo. Le due donne non avevano smesso di guardarsi negli
occhi. Xena vide ancora quella luce nello sguardo di Gab, ma ora capiva:
derivava dalla sicurezza e dalla consapevolezza di amare e di essere amata.
"Sei proprio sicura di volerlo?" disse piano la guerriera,
prendendo la mano della fanciulla nella sua. "Non sono mai stata sicura di
qualcosa come in questo momento." f� la risposta.
Le loro labbra si avvicinarono, e si unirono in un lungo e appassionato
bacio. Entrambe sapevano che, da quel momento in poi, nulla sarebbe pi� stato
come prima.
Per un p� di tempo andarono avanti solo a baciarsi, all'inizio sembr�
loro sufficiente. Poi i loro corpi cominciarono a chiedere di pi�.
La prima a staccarsi da quel bacio f� Gab: lasci� cadere il lenzuolo e
Xena vide che che non indossava niente. La fanciulla le mise le mani intorno al
collo e le sussurr�: "Mi sembra che tu abbia troppi vestiti addosso, non
ti pare?" Il corpo di Xena rispose immediatamente a quella frase, e in
pochi istanti l'armatura e tutto il resto si trovarono sul pavimento.
Ora finalmente erano libere. Il soffice peso del corpo di Gab sopra quello
di Xena, il respiro dell'una nel respiro dell'altra, i loro cuori che battevano
al ritmo del loro amore.
Sembr� una notte lunghissima, interminabile; e mentre l'alba cominciava
pian piano a risvegliare i colori del mondo, i loro respiri si fecero pi�
affannosi, fino a culminare in un vortice di estrema passione.
Ora erano l�, abbracciate, incapaci di parlare, aspettando che i loro
respiri tornassero normali.
Era l'alba della loro nuova vita insieme.
FINE
Il cielo era diventato scuro all'improvviso, e un vento
gelido spazzava via tutto quello che incontrava sul suo cammino. I delicati
fiocchi di neve che avevano rallegrato il cielo per tutta la mattina avevano
lasciato il posto a nuvoloni neri, che non preannunciavano nulla di buono.
Si stava avvicinando una tormenta di neve e l'aria si
faceva sempre pi� fredda e pungente.
Un soffice manto candido ricopriva ogni cosa, e
quell'atmosfera ovattata e quasi irreale era turbata solo dal rumore delle
folate di vento. Si potevano intravedere delle impronte nella neve. Due lunghe
file di impronte, vicine, che si dirigevano verso la foresta.
Sarebbe stata una lunga notte.
La notte pi� magica dell'anno, da passare al calduccio
insieme alle persone care, loro l'avrebbero trascorsa cercando di attraversare
le montagne.
"Brrrr... Senti che freddo! E sembra proprio che
peggiorer�!" disse Gab, avvolta fino al naso in un pesante mantello.
"Vedrai, tra poco troveremo un riparo e accenderemo
un bel fuoco per scaldarci. Resisti ancora un p�." la rassicur� Xena, che
doveva anche preoccuparsi di tenere saldamente le briglie di Argo, spaventato
per l'avvicinarsi della tormenta.
Il vento soffiava sempre pi� forte. Anche gli alberi pi�
maestosi erano costretti a piegarsi come fili d'erba al passaggio di ogni
folata. E come se non bastasse, aveva anche ripreso a nevicare. Ormai la
visibilit� era ridotta a pochissimi metri.
Xena e Gab si strinsero l'una all'altra, avanzando
faticosamente in mezzo alla tormenta. I loro passi si erano fatti lenti e
pesanti...
"Non ce la faccio pi�... Ho i piedi letteralmente
ghiacciati... Di questo passo non riusciremo mai ad attraversare la
montagna..." si lament� nuovamente la fanciulla.
"Non possiamo fermarci qui. Senza un riparo finiremo
congelate prima che faccia notte! Coraggio! Resisti! Ti prometto che tra un p�
ci fermeremo." e cos� dicendo la strinse ancora di pi� a s�.
Pi� cercavano di avanzare e pi� il vento le spingeva
indietro. In mezzo a quell'aria gelida ogni fiocco di neve sembrava si
tramutasse in uno spillo, pronto a ferire le guance gi� arrossate delle due.
Anche il povero Argo era ormai stremato.
"Non sar� facile trovare riparo..." pens� Xena,
cercando di non far intuire la sua preoccupazione a Gab.
Poi d'un tratto not� una piccola insenatura, tra le
radici di un grande albero. Non era granch� come rifugio, ma almeno avrebbero
potuto riposarsi per un p�, in attesa che la tormenta si placasse. "Vieni,
fermiamoci qui."
Gab si rannicchi� come meglio pot� nell'insenatura,
rabbrividendo. Il tronco e le radici offrivano un p� di protezione, e le grandi
fronde dell'albero avevano impedito il depositarsi della neve. Per il momento
non c'era di meglio... Argo f� legato saldamente ad una delle radici.
Xena prese una coperta e si sistem� di fianco a
Gabrielle. L'abbracci�, cercando di scaldarla. La fanciulla ricambi� quel gesto
con un sorriso.
Xena non era affatto tranquilla. Sapeva benissimo che
avrebbe dovuto cercare un rifugio pi� confortevole per trascorrere la notte
ormai alle porte. Quell'insenatura era solo un riparo di fortuna, capitato nel
momento giusto. Ma non avrebbero resistito per molto...
Ad un tratto not� che Gab aveva chiuso gli occhi.
"Hei, sveglia! Non vorrai dormire qui?" le disse sgranando gli occhi.
"Sono stanchissima... Ho sonno... Lasciami riposare
un p�..."
"Sveglia! Non devi addormentarti!" e cominci� a
squoterla, dolcemente.
"Fammi dormire solo un p�, ti prego... Poi
ripartiremo..." e il suo respiro si fece profondo.
Questa volta la guerriera non f� cos� dolce: un sonoro
schiaffo echeggi� in mezzo alla foresta. Gab era incredula, con gli occhi
spalancati per lo stupore: "Che ti prende? Sei impazzita?"
"Perdonami, ma non devi dormire. Sarebbe la fine...
Devi rimanere ben sveglia e cercare di scaldarti, in qualche modo."
L'amazzone non riusc� a replicare nulla di fronte
all'espressione quasi terrorizzata della sua Xena. Non l'aveva mai vista
cos�...
"Far� come vuoi... Cercher� di rimanere
sveglia..." le disse.
Xena mise le mani sulle guance di Gab: "Brava. Vedrai
che troveremo un altro posto per passare la notte. E riusciremo a trovare anche
qualcosa da mangiare." le disse sorridendo.
"Si..."
La guerriera si guard� intorno. Doveva assolutamente
trovare un posto pi� decente. Al pi� presto. Tra poco sarebbe stato
completamente buio, e avrebbero avuto ben poche speranze di passare la notte
indenni, con quel clima.
"Ascoltami bene..." disse. "Adesso andr� a
cercare un altro rifugio e appena lo trover� torner� a prenderti."
"E mi lasci qui da sola?"
"Torner� presto vedrai. E' l'unica soluzione
possibile."
"Stai attenta, ti prego. Comincia a far
buio..."
"Non preoccuparti. Sapr� cavarmela.". Poi prese
le mani di Gab e le strinse nelle sue: "Promettimi una cosa..."
La fanciulla guard� negli occhi la guerriera.
"Qualunque cosa accada, non devi addormentarti. Per
nessun motivo..."
"Ma..."
"Promettimelo!" la interruppe Xena, e le
strinse ancora pi� forte le mani.
Passarono qualche istante a guardarsi negli occhi.
"D'accordo, te lo prometto... Tu per� torna presto..."
"Il prima possibile..." e le diede un leggero
bacio sulle labbra.
Avvolta nel suo pesante mantello, prese una grossa
bisaccia vuota che era annodata alla sella di Argo. Poi diede una pacca
affettuosa al suo fedele amico, e rivolse ancora lo sguardo alla sua Gab.
Si scambiarono un sorriso, e poi Xena scomparve
nell'oscurit� della foresta.
Erano trascorsi solo pochi minuti da quando Xena se n'era
andata, ma sembrava gi� tantissimo tempo. Tutto intorno a lei era silenzio,
interrotto solo dal rumore del vento attraverso i rami degli alberi. Si
sforzava di guardare oltre il buio che avvolgeva ormai ogni cosa. Sperava gi�
che la sua compagna fosse di ritorno... Le palpebre diventavano sempre pi�
pesanti... Le immagini che i suoi occhi potevano ancora catturare si facevano
sempre pi� offuscate...Sentiva che stava per cedere...
Ad un tratto sent� qualcosa arruffarle i capelli, e
trasal�. Alz� lo sguardo e vide il muso di Argo, che le sbuff� sul viso. Gab
sorrise.
"Grazie! Meno male che ci sei tu a tenermi
sveglia..."
"Ti va di ascoltare una storia, mentre aspettiamo
Xena?". Gli occhi dolci dell'animale sembrarono annuire. Allora Gab
cominci� a narrare uno dei suoi tipici racconti pieni di avventure e coraggio,
nei quali ci sono villaggi da salvare e tiranni da sconfiggere, fanciulle da
liberare e divinit� che si divertono a giocare con il destino degli uomini. Ma
soprattutto racconti nei quali i cattivi vengono sempre sconfitti, e l'amore ha
sempre la meglio sull'odio.
"Chiss�, magari da quest'avventura ne verr� fuori un
bel racconto. Che ne dici?" Il cavallo scroll� la sua criniera dorata e
sbuff� nuovamente.
Gab si strinse nella coperta e alz� gli occhi al cielo.
Non si vedeva nemmeno una stella. C'erano solo buio, vento e neve. E il freddo
ormai la faceva da padrone: quasi non riusciva pi� a muovere le gambe e i piedi
sembrava non ci fossero nemmeno pi�.
"Xena dove sei? Perch� non torni ancora?" disse
sottovoce. ma si udiva solo il rumore del vento.
"Non riesco pi� a stare sveglia... Mi dispiace...
" le sue palpebre cominciarono a chiudersi, nonostante gli sforzi per non
addormentarsi. "Non posso mantenere la promessa che ti ho fatto...
Perdonami..." disse con un filo di voce. La testa si pieg� da un lato,
appoggiandosi al tronco dell'albero, e la fanciulla cadde in un sonno profondo,
mentre il vento le scompigliava i capelli.
E questa volta nemmeno Argo riusc� a svegliarla...
Nel frattempo Xena vagava nella foresta, lottando contro
la tormenta e contro il tempo. Da abile guerriera solitamente non si sarebbe
fatta spaventare da una simile situazione, ma stavolta la posta in gioco era
molto alta... Il suo pensiero era costantemente rivolto a Gab: "Resisti.
Tra un p� sar� di ritorno."
Come prima cosa si preoccup� di trovare dei rametti
asciutti, che sarebbero serviti per accendere almeno un piccolo fuocherello.
Fortunatamente sapeva dove cercare. Non era la prima volta che affrontava
emergenze come quella. Scroll� via la neve da un cespuglio secco, molto fitto
di rami. Tolti quelli in superficie, ormai fradici, si mise a raccogliere i
rametti centrali, che erano rimasti all'asciutto. Ce n'erano abbastanza da
riempire tutta la bisaccia che si era portata dietro.
E il primo problema era risolto.
Adesso occorreva trovare del cibo. Per� era impensabile
riuscire a scovare qualche animale... Serviva qualcosa di nutriente e allo
stesso tempo facile da trovare. Delle bacche per esempio. Unite alla frutta e
al latte che gi� avevano potevano costituire un pasto quasi completo. Si mise a
cercare. Fortunatamente con un piccolo tronco era riuscita a ricavare una
torcia, e la ricerca sarebbe stata pi� facile.
In poco tempo riusc� a raccoglierne molte; tante da
riempire l'altra bisaccia, che portava a tracolla.
E anche il secondo problema era risolto.
Mentre si preparava a riprendere il cammino not�, a poca
distanza da lei, una parete rocciosa. Senza accorgersi era arrivata al limitare
della foresta, ai piedi della montagna. Ebbe un'intuizione: "Chiss�
se..." e corse a perlustrare la roccia. Dopo qualche minuto di ricerca il
suo viso si illumin�: "Ha, lo sapevo!" disse soddisfatta di fronte
all'entrata di una caverna.
Non era grandissima, ma abbastanza spaziosa per farci
entrare anche Argo. Pos� nella grotta le bisacce. Cos� il cammino di ritorno
sarebbe stato pi� facile.
"Aspettami Gab. St� arrivando." e si diresse
velocemente nella direzione dalla quale era giunta.
Non sapeva perch�, ma mano a mano che si avvicinava verso
il luogo dove si trovava la sua compagna, sentiva farsi pi� forte una strana
sensazione. Un'inquietudine che quasi le faceva mancare il fiato. Acceler� il
pass�, poi si mise a correre.
Un grido le si spezz� in gola, senza poter uscire.
"Gab! Hei, sveglia!" ma la fanciulla non
rispose. Xena la scosse, la schiaffeggi� ma... nulla.
E la neve continuava a scendere.
La situazione era grave. Non c�era un minuto da perdere.
Gab era quasi assiderata per il troppo tempo trascorso al freddo senza
muoversi. Bisognava scaldarla al pi� presto, prima che fosse troppo tardi�
�Vieni qui, mi serve il tuo aiuto.� Disse ad Argo. Il
muso dell�animale si chin� verso Xena, e i suoi occhi sembrarono scusarsi per
quello che era accaduto a Gabrielle.
�Non preoccuparti, lo so che non � stata colpa tua. Per�
adesso devi dimenticare la stanchezza e il freddo, e aiutarmi a portarla al
riparo.�
La guerriera avvolse Gab nella coperta e riusc� in
qualche modo ad adagiarla in groppa ad Argo. Poi prese le briglie e si
incammin� in direzione della grotta.
Il vento era calato un po�, e questo rendeva le cose pi�
facili.
Finalmente arrivarono alla caverna. Xena appoggi�
delicatamente Gab al suolo, e si mise subito ad accendere un fuoco, proprio di
fianco alla sua compagna. In poco tempo la piccola grotta fu illuminata e
riscaldata da uno scoppiettante fuocherello. Poi si inginocchi� di fronte ai
piedi della fanciulla, le tolse i calzari e cominci� a massaggiarglieli, per
riattivare la circolazione.
�Ma senti qui� Sono ghiacciati� Mi dispiace di averti
fatto sopportare tutto questo. Il nostro primo Solstizio insieme, come coppia�
Avrebbe dovuto essere una notte meravigliosa e invece, guarda come siamo
ridotte�� e diresse lo sguardo verso la chioma bionda, che faceva capolino
dalla pesante coperta. Poi avvicin� un po� i piedi di Gab al fuoco, in modo che
prendessero pi� calore possibile. A questo punto bisognava solo aspettare che
si svegliasse.
Nel frattempo prese alcune erbe da una delle bisacce, e
le mise in un piccolo tegame. Dopodich� riemp� il tegame di neve: in mancanza
dell�acqua era l�unico modo per preparare un decotto, e lo mise a scaldare.
Trascorse un po� di tempo, e pian piano le guance della
fanciulla ripresero colore. �Il peggio � passato�� pens�, e si dedic�
nuovamente al decotto, assorta nei suoi pensieri.
�Ti prego, non dirmi che stai cucinando tu�� disse una
voce, debolmente. Xena si gir�, con un sorriso, e le pass� una mani tra i
capelli dorati. �Come stai?�
�Adesso va meglio.�
��Per un attimo ho pensato di averti perduta��
�Anch�io��
E si scambiarono un sorriso che valeva pi� di mille
parole.
�Te la senti di bere qualcosa?� disse Xena.
�Anche se ti dico di no, me lo farai bere comunque,
vero?�
�Ormai dovresti conoscermi! Dai, ti far� bene.� Vers� il
contenuto del tegame in una ciotola e gliela porse. La fanciulla si sedette,
avvolgendosi la coperta intorno alle spalle. �Uh! Dall�odore direi che non � un
granch�!�
�Bevi��
�Ok., scherzavo!�
Rimasero in silenzio per un po�. La guerriera osservava
divertita le smorfie sul viso di Gab mentre cercava di mandar gi� l�infuso.
Aspett� che l�ebbe finito, poi le si avvicin�; le mise un braccio intorno alle
spalle e la tir� a s�. �Ora va meglio?�
�Decisamente si�� e appoggi� le ciocche bionde
sull�armatura lasciata scoperta dal mantello.
Dopo qualche minuto Xena disse, in un sospiro: �Scusami��
Gab la guard� con aria interrogativa.
�Lo sai. Avrei voluto che questo Solstizio fosse
speciale. E invece��
�Smettila di rimproverarti. Siamo qui insieme, e siamo
sopravvissute alla tormenta. E� questo quello che conta.�
�D�accordo. Ma non potr� darti il mio regalo. Ed era
importante per me�� In momenti come questo Xena faceva vedere tutto il suo lato
pi� dolce, e sembrava una persona totalmente diversa dalla guerriera
imbattibile sempre pronta ad andare da chi chiedeva aiuto. La fanciulla la
guard� teneramente.
�Ti manca non aver mai festeggiato il Solstizio, vero?�
�Non saprei. Non me lo sono mai chiesta. Sono dovuta
crescere in fretta, e forse non ho mai avuto il tempo di chiedermelo.�
Gli occhi di Gab divennero lucidi, ma si trattenne.
�E� un vero peccato� Io ho ricordi bellissimi legati ai
Solstizi trascorsi con la mia famiglia�� poi esit�. Non sapeva se continuare
oppure fermarsi: non avrebbe voluto rattristare ancora di pi� la sua Xena.
�Coraggio, continua. Mi piace starti ad ascoltare.�
�Sicura?�
�Certo, non preoccuparti.�
�Ok. Io e mia sorella eravamo sempre le pi� impazienti.
Ogni anno non vedevamo l�ora che arrivasse questo giorno. Facevamo giochi, ci
scambiavamo piccoli regalini, e poi andavamo in cucina ad aiutare nostra madre.
Cucinavamo sempre qualcosa di speciale per il Solstizio!� Xena la guardava,
compiaciuta: adorava sentirla parlare con tanto entusiasmo.
�A proposito. Qual�era il mio regalo? Se ormai non puoi
pi� darmelo tanto vale che me lo dici, no?� e le diede un colpettino col
gomito.
�Eh no! Questo mai! Rimarr� un segreto!�
�E dai. Non � giusto!� e fece finta di fare l�offesa,
girando le spalle a Xena. Quest�ultima sorrise, le mise le braccia intorno alla
vita e l�abbracci�. Le diede un leggero bacio sull�orecchio e le sussurr�: �Per
quel che mi riguarda, il regalo pi� bello che potessi mai sperare di avere �
gi� qui, tra le mie braccia. E non chiedo altro.�
Gab arross�: �Questo � il Solstizio pi� meraviglioso
della mia vita. Grazie��
Rimasero qualche minuto cos�, senza parlare. Poi notarono
che non si sentiva pi� il rumore del vento. Si avvicinarono all�entrata della
grotta e davanti ai loro occhi si present� uno spettacolo splendido: le nuvole
erano scomparse, e il cielo era costellato da una miriade infinita di stelle, e
la luna faceva la sua bella figura in mezzo ad esse. Il cielo era diventato
cos� luminoso che la neve sembrava essersi trasformata in un tappeto di
diamanti, quasi accecante.
Le due donne si strinsero l�una all�altra, piene di gioia
nel cuore.
�Una rappresentazione teatrale�� disse Xena.
�Cosa?�
�Il tuo regalo� Era una rappresentazione teatrale che si
svolger� nella citt� dietro a queste montagne��
Gab sorrise: �Felice Solstizio, Xena��
�Anche a te��
E un bacio suggell� la magia di quel momento.
Nessuno sa dire con certezza quanto dur� quel bacio.
Alcuni dicono solo pochi istanti; altri dicono tutta la notte. Ma io so che
quel bacio dura ancora adesso, fino all�eternit�.
FINE






Filastrocca di Xena e Gabrielle
or vi narrer di fanciulle guerriere.
Dall'antica Grecia fino alla Cina
giunse la principessa Xena.
Con la sua inseparabile Olimpia lei girovagava
e dai soprusi e dai tiranni la gente indifesa liberava.
Abile di spada, coraggiosa di cuore,
tra lei e olimpia sbocci l'amore.
N mai pi ci fu un'amicizia pi sincera
tra la poetessa e la grande guerriera.
Il loro karma per sempre unito sar
e mai pi nessuno le separer.
Un lungo viaggio di avventure,
tra signori della guerra e strane creature.
Giganti, triadi e arpie:
o' quante leggendarie peripezie.
Bionda la chioma, oscuro il passato,
da Callisto il marito di Olimpia fu massacrato.
E che dire di Marte, il dio della guerra,
che morte e distruzione port sulla Terra.
Di Xena si innamor
ma lei non lo ricambi.
Chi fu delle due guerriere l'amico pi fidato?
Corilo il Magnifico, un po' stupido ma non ingrato.
ora il vostro cantore rima pi non ha
anche se al pi presto le ritorner."
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